MODELLI COSMOLOGICI TOROIDALI - LETTERA APERTA SU ALCUNI INTERROGATIVI NELLE DISCIPLINE STOQ

Lettera Aperta ai Cultori e Accademici di discipline STOQ :

E’ noto che K. Gödel ha trovato una soluzione delle equazioni di campo della Relatività Generale per un universo toroidale ed omogeneo ed isotropo in cui assimila su larga scala le galassie a granuli di materia in rotazione. In questa soluzione egli individua con matematica certezza la presenza di “loop”chiusi di tipo tempo per cui afferma non solo che si può viaggiare nel passato, ma che si può influenzare il passato. La soluzione di Gödel è stata ridotta a semplice esempio didattico, ma pone irrisolti interrogativi in senso fisico e metafisico.

Roma, 8 Settembre 2017
                                                                                                 

Modelli Cosmologici Toroidali
Lettera Aperta su alcuni interrogativi
nelle discipline STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest)

N.B. Le parti sottolineate o in grassetto – ma non in italics - sono quelle su cui richiedo un Vs. chiarimento o commento
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Il Prof. Giuseppe Arcidiacono, poco prima della sua dipartita (1998) affermava che “la cosmologia, che doveva coronare la fisica offrendoci una visione armonica e unitaria del cosmo e delle sue leggi, si frammenta in una serie di teorie più o meno arbitrarie e tra loro inconciliabili” e prosegue : “…mentre la fisica è stabile, la cosmologia è instabile” e prevede : “Ci sarà una grave crisi che coinvolgerà la cosmologia”.
Lo stesso Arcidiacono, che proponeva metodi proiettivi in ambiti cosmologici e relativistici (vedasi Projective Relativity Cosmology and Gravitation), nel suo libro "Zero Infinito Immaginario"  (DR Editore) afferma :
"Il modo più semplice e naturale per superare le difficoltà delle varie teorie cosmologiche è quello indicato dal grande matematico Luigi Fantappié (1901-1956). Egli, infatti, ha dimostrato che la relatività speciale può essere perfezionata in modo univoco passando  a un universo ipersferico in cui lo spazio e il tempo si chiudono su sé stessi(3)".
Il riferimento (3) che cita Arcidiacono è il lavoro di Fantappié (suo maestro) "Su una teoria di relatività finale, Rend. Accademia dei Lincei, fasc. 5 novembre 1954, pag. 158-165". Non riesco ad accedere a questo riferimento per cercare di approfondire con i miei limitati strumenti e chiedo se sia possibile avere, tra l’altro, qualche spiegazione da Voi – per i fini che esporrò - sul significato che Fantappié attribuiva a questa chiusura di spazio e tempo su se stessi.
Nel frattempo suppongo di aver trovato legami tra l'idea di Fantappié di spazio e tempo richiusi su se stessi e la cosiddetta Soluzione di Gödel http://journals.aps.org/rmp/pdf/10.1103/RevModPhys.21.447 . Penso, infatti, che un legame – non so ancora quanto indiretto e distante - tra la soluzione di Gödel e il lavoro di Fantappié,  può essere rintracciato attraverso la nota n. 6 del lavoro citato di Gödel dove egli, parlando della forma dell'elemento di linea della sua soluzione, richiama  direttamente un legame con la Scuola Italiana di Matematica citando Bianchi (maestro di Fantappié):
<< Essentially the same three-space, but with the signature +3 and with more general values of the constants, has been investigated in connection with the theory of continuous groups, without any reference to relativity theory. See, for example, L. Bianchi, Lezioni sulla teoria dei gruppi continui finiti di trasformazioni (Pisa, 1918), p. 565>> (E’ noto che Fantappié riprese il lavoro di Bianchi, suo maestro, sui gruppi di trasformazioni).
Come noto, Gödel  nel suo lavoro trova una soluzione delle equazioni di campo della relatività generale  con loop chiusi di linee tipo tempo per un universo in rotazione ed orientabile (omogeneo ed isotropo, ma granulare,  con “grani di polvere” assimilati a galassie):
  • -     con densità costante (ρ=1/8πGa2, dove G è la costante gravitazionale di Newton e a un valore positivo dipendente dalla struttura matematica della soluzione);
  • -          costante cosmologica negativa (Λ =-1/2a2;
  • -          in rotazione ovunque con velocità ( 2(πGρ)1/2 ) ;

e oltre a fornire egli stesso alcune considerazioni fisiche (per es. sull'assenza di redshift nel caso della soluzione trovata) afferma :
 <<The space S has a simple geometric meaning. It is the direct product of a straight line and the three-space.>>
Recentemente, grazie ad un professore dell’Università di Perugia, ho meglio compreso come Il lavoro di Fantappié, diversamente da quello di Gödel, si muova all'interno della teoria dei gruppi, priva di campo gravitazionale. Fantappié non si poneva, quindi, l'obiettivo di risolvere le equazioni di Einstein del campo gravitazionale, ma partiva semplicemente dall’ipotesi che la teoria relativistica abbia come limite la meccanica classica quando la velocità della luce tende a infinito, in maniera tale che il gruppo delle simmetrie della meccanica relativistica "tenda", per c che tende a +infinito, al gruppo delle trasformazioni di Galilei. Perciò una soluzione è data dal classico spazio tempo di Minkowski (con il gruppo delle trasformazioni di Poincaré). Ma questa soluzione è a sua volta limite di un caso più generale in cui il gruppo delle simmetrie è il cosiddetto gruppo ortogonale O(4,1). Il corrispondente spazio-tempo è una ipersfera con segnatura (3,1) e curvatura costante positiva (e qui - spiega  il professore perugino - il lavoro di Fantappié contiene una marginale imprecisione, giacché usa implicitamente una ipotesi di contraibilità a un punto).
In definitiva tornando sui modelli cosmologici menzionati da Arcidiacono con spazio e tempo chiusi su se stessi e non sapendo  esattamente in che senso Arcidiacono intendesse la parola "chiuso" per lo spazio ipersferico  (essendoci un paio di diversi significati tecnici che si possono dare a questa parola in questo contesto) possiamo solo dire :
-          l’ipersfera è, certamente da un punto di vista topologico, una semplice sfera a 4-dimensioni, quindi chiusa e limitata, dunque compatta, in senso topologico;
-          si può supporre che in questo senso vada interpretato il significato di "lo spazio e il tempo si chiudono su se stessi" (così come la sfera bidimensionale può essere immaginato come un piano in cui le direzioni dei due assi vengano "chiuse" in un unico punto).
In definitiva, il professore perugino, spiega come lo spazio-tempo trovato da Fantappié non sia "omeomorfo", non equivalente dal punto di vista della topologia, a quello di Gödel che è invece omeomorfo allo spazio di Minkowski. La caratteristica più importante dello spazio di Gödel è proprio quella della esistenza delle linee di tipo tempo chiuse, che non esistono, invece, nello spazio tempo di Fantappié che è, come si dice, causale.
Ma, a proposito della causalità, la “sintropia” di Fantappié  presupponeva un universo ordinato causalmente  dal futuro e non dal passato. Analoghi concetti teleologici molto ben esplicitati si ritrovano nella Teoria del Punto Omega (Fisica dell’Immortalità e Fisica del Cristianesimo) di J.F.Tipler piuttosto che nell’omonima teoria di Teilhard de Chardin (Il Fenomeno Umano).
Riprendendo da “Metafisica Quantistica” di S.Ortoli-J.P.Pharabod, significativa  può essere in questo contesto la citazione di D’Espagnat sulla meccanica quantistica:“Oggi sappiamo che uno dei suoi principali <<avatar>> , la non località, resterà certamente vera anche qualora il formalismo quantistico dovesse un giorno venire sostituito da un altro più efficace”. Altrettanto dicasi per la citazione di Alain Aspect : “Vi è un conflitto tra la fisica quantistica e la concezione del mondo alla maniera di Einstein […]Ciò obbliga a rivedere radicalmente un certo numero di concetti che potremmo avere nella nostra testa, consciamente o inconsciamente […] Bisogna riconoscere che la fisica quantistica possiede in sé una strana proprietà, che alcuni chiamano non località e che altri preferiscono chiamare olismo.”. Ovviamente il fenomeno che viene preso in considerazione – ed intorno al quale tutto questo ruota -  è il cosiddetto entanglement di due particelle, cioè un insieme di due particelle, costituito come tale quando sottoposte ad uno stesso processo reale, per cui  qualunque sia il valore di una certa proprietà osservabile per una delle due si influenza istantaneamente il corrispondente valore assunto dall'altra in guisa che  sia uguale e opposto al primo. Questo effetto permane anche in caso le due particelle si trovino arbitrariamente distanti. Ciò suggerisce peraltro “istantanea azione a distanza”, quindi velocità superluminale, finora esclusa in ambito scientifico in virtù della Teoria della Relatività. Possono essere anche qui ricordati concetti quali la “funzione d’onda universale” e la risalita nel tempo  dal futuro al passato (proprietà specifica attribuita all’antimateria: per es. il positrone, elettrone positivo, è ritenuto equivalente ad un elettrone che risale il tempo verso il passato), quasi che l’universo in cui viviamo possa essere determinato da ciò che sarà, piuttosto che da ciò che è stato. Inoltre, secondo Zeilinger, nella problematica venuta a galla con la fisica quantistica sembrano emergere due libertà : “……la libertà dello sperimentatore di utilizzare il dispositivo di misurazione, che dipende dal mio libero arbitrio; e poi la libertà della natura di darmi  la risposta che preferisce. L’una è condizione dell’altra. E’ una proprietà molto sottile. E’ un peccato che i filosofi non dedichino più tempo a rifletterci sopra.” Qui, non sappiamo con quali intenzioni Zeilinger chiama in causa i filosofi, ma egli stesso, poi (vedi op. cit.) introduce possibili ipotesi esplicative di casualità retrograda, ovvero posticipata nel tempo, meglio inquadrabile dalle parole dello stesso Zeilinger : “Sono possibili altre interpretazioni per spiegare la <<bizzarria quantistica>> - in particolare la natura delle interazioni che si svolgono in seno ad una coppia di particelle entangled. Una di esse, ad esempio, ipotizza che un’osservazione abbia influenza sul <<passato>>, di modo che una misurazione effettuata in un determinato istante su una particella entangled determinerebbe le proprietà dell’altra al momento (tuttavia precedente!) della sua emissione…”. Zeilinger non crede a questa interpretazione, ma a suo giudizio non può essere esclusa, né teoricamente, né sperimentalmente. Riprendendo poi il suaccennato problema del libero arbitrio dello sperimentatore, da un lato, e della natura (particelle), Zeilinger aggiunge che  “…il solo modo di evitare questa conclusione è quello di considerare il mondo completamente <<predeterminato>> (si può pensare alla funzione d’onda universale di Everett). Conway e Kochen entrano ancor più nei dettagli ed elaborano un teorema del libero arbitrio  allo scopo di dimostrare definitivamente la correttezza di questa affermazione.”.
Tutto ciò, a coloro sprovvisti di un apparato logico-matematico e filosofico superiore, non permette riprove dirette o approfondimenti conoscitivi oltre un certo limite, ma certamente suggerisce un concetto di profonda interconnessione dell’intero mondo sensibile, al punto che la storia di ogni sua piccola parte sembra non possa essere sconnessa dalla storia del tutto e viceversa. D’altro canto sapendo che gli infinitesimi spazi dell’universo primordiale del Big Bang connettevano intimamente l’intero contenuto, come possiamo oggi ipotizzare e provare che a seguito dell’espansione quella connessione non esista più?
Tutto ciò, in sostanza, ci fa riscoprire la profonda unitarietà del Creato, di un creato macroscopicamente e microscopicamente “cosciente”, aprendo interrogativi sul Creatore, pur in forme definibili “panteistiche”; poiché il Creatore, onnisciente e  onnipresente, lo si scopre “intriso in tutte le cose”.
Lo stesso Arcidiacono sosteneva (in “Zero Infinito Immaginario”) che se la realtà è una unità indivisibile che include l’Uomo, essa implica un fattore organizzante di natura psichica. In altri termini l’Universo materiale studiato dalla fisica non è la totalità dell’Universo, esso invece maschera, dimostra e lascia intravedere l’esistenza di un altro Universo, più primordiale, di natura psichica, di cui sarebbe in un certo modo un doppione parziale e passivo. Per tener conto della parte psichica dell’Universo l’unica possibilità è quella di introdurre un universo ipersferico complesso, in modo da tener conto del mondo psichico accanto a quello fisico.
Posta questa ipotesi di “coscienza”, in un Universo “cosciente” e sostanzialmente Vuoto, un quanto di energia o materia sono comunque soggetti al limite relativistico della velocità della luce. Ma se il quanto evolve da A in B la ricezione dell’informazione in merito all’evoluzione da parte della “coscienza” è immediata o è comunque soggetta al limite relativistico? Cosa succede, invece, se ad essere quantizzata non è solo la materia/energia, ma anche il Vuoto (vedasi M. Bojowald – Prima del Big Bang), il vincolo sull’immediato fluire dell’informazione permane? Sembra ragionevole rispondere: No!
Vi sono molti interrogativi ma anche molte similitudini tra moderni approcci olistici alla possibile geometria dell'Universo basata su strutture ipersferiche, toroidali o ipertoroidali (con costante cosmologica negativa) e la soluzione di Gödel (visto che un toroide sembra si possa “accomodare in una sfera e un ipertoroide in una ipersfera”). Inoltre, tenendo presente che la soluzione di Gödel è il prodotto diretto di una retta R e il tre-spazio , sembra plausibile pensare che  man mano che l'estensione di una circonferenza (finita) tende all'infinito senza raggiungerlo, si avvicinerà alla retta R. Non dovremmo dunque ottenere forme ipertoroidali dal prodotto diretto di una tale retta per una tre-sfera ? In questa ottica la Soluzione di Gödel “rivivrebbe” e tornerebbe attuale?
Gödel, ha scritto chiaramente nella sua Soluzione:
"it is theoretically possible in these worlds to travel into the past, or otherwise influence the past".
è difficile pensare che Gödel stressasse questo concetto per semplici scopi didattici – scrivendo nella sua soluzione che addirittura si può "influenzare" il passato – mentre invece la sua soluzione sembra divenuta, oggi, di fatto, semplicemente un interessante esempio oggetto di curiosità di studio tra le possibili soluzioni dell'equazioni di campo della relatività generale. Sappiamo, però, che queste soluzioni hanno solo valore locale e non universale, perché la Relatività Generale sembra che nulla ci possa dire sulla topologia complessiva dell'universo se non assumerla come ipotesi di lavoro. L'ipotesi di granulosità (polvere con grani = galassie) da cui Gödel partiva e la rotazione generalizzata dell'universo che emerge nella sua soluzione, sono solo un espediente teorico per superare la validità  solo locale? (in pratica per investigare se la topologia toroidale delle galassie potrebbe essere estensibile all’intero universo e tener conto di una possibile quantizzazione “granulare” di spazio e materia/energia su larga scala?). Non dobbiamo presupporre che Gödel abbia lungamente pensato e indirizzato la sua soluzione per dargli una validità non solo locale, cioè “granulare”, ma anche universale, nonostante la più recente congettura di Hawking che assume l’impossibilità di viaggi nel tempo https://en.wikipedia.org/wiki/Chronology_protection_conjecture ?
A ben guardare, la congettura di Hawking  - scienziato che è un dono per l'umanità - sembra ancora essere soltanto una congettura (mai trasformata in “legge fisica”) utile a proteggere la nostra concezione causale del mondo. Ma "viaggiatori temporali a ritroso" (che si ritiene non siano mai stati osservati, su cui la congettura poggia) devono necessariamente condividere la nostra natura, o potrebbero piuttosto essere privi di massa (o quasi;  per es. simili a tenui "plasmi freddi") per poter viaggiare nel tempo (verrebbe voglia di dire angeli)? Comprendo però l'esitazione della Scienza a scendere su "questo campo". Ma la Scienza stenta anche ad interessarsi a fenomeni come le “Sfere di Luce” (vedasi il lavoro di Massimo Teodorani) attraverso le quali si potrebbe trovare una spiegazione a questi fenomeni luminosi e fors’anche ai plasmi freddi.
 Un saggio sulla Cosmologia di Itzhak Bentov (1923-1979) (presentato alla fine di "A brief tour of higher consciousness" ) da parte di Edward Apgar, un Phd in Fisica, professore e ricercatore (1925-2014), ritiene che quello studiato da Kurt Gödel, sulla base della teoria generale della relatività, sia un universo toroidale. Ma, la cosmologia di Bentov presuppone che l’intero universo sia “cosciente”. Un passaggio analogo- seppure in maniera diversa - tra energia/materia, informazione e coscienza, lo fa Tipler in tutta la sua opera citata, prevedendo un universo chiuso con l’inizio e la fine dislocati in posizioni spaziotemporali diverse (un po’ come fanno le teorie del “big bounce” di M. Bojowald  e quella “ciclica conforme” di R. Penrose). Ma in nessuna di tali teorie (salvo che in Bentov) si ipotizza che inizio e fine, Alfa e Omega, possano occupare una stessa posizione spazio temporale , in modo tale che lo spazio-tempo si chiuda su se stesso, come diceva Fantappiè e Arcidiacono, e si realizzi una sorta di “Coincidentia Oppositorum”: un “big bang” che si trova “back to back” con un “big crunch”, un buco bianco che da una parte emette quella materia/energia che alla fine riceve un buco nero dall’altra parte, al termine di un ciclo.
Colgo sempre più che quando parliamo di topologia e modelli cosmologici stiamo in realtà parlando della configurazione dello spazio-tempo, ovvero di quel “mare di Dirac” che è il vuoto quantomeccanico che si struttura opportunamente in funzione della presenza di materia/energia e al tempo stesso dice alla materia ed energia “come muoversi”; localmente secondo la presenza  locale di materia/energia e globalmente secondo la presenza  globale di materia/energia. Cosicché lo stesso meccanismo e configurazione potrebbero essere validi sia a livello galattico come pure a livello extragalattico.
Diverse ricerche (con molto bagaglio, ma con poca struttura matematica nel senso di Tegmark), portano a prendere atto che la forma toroidale si ritrova localmente nello spazio, dal microcosmo sino al macrocosmo, almeno fino a livello galattico; mentre a livelli più generali essa sembra essere stata relegata “scientificamente” solo a  livelli di sub-universo (però, non di Universo nel suo complesso!).
Ma la configurazione toroidale, li dove è presente, praticamente struttura lo spazio (in modo “quasi-permanente”) un po’ come fa un dipolo ; dipolo un po’ particolare in questo caso, dove sono forzatamente costretti a convivere quasi nello stesso punto dello spazio-tempo i poli opposti, e questo riapre al “dualismo” della natura a livello universale. Vengo, dunque, alla mia domanda finale, che per brevità pongo  in forma sintetica nell’allegato che segue. Non si tratta di proporre, attraverso il toroide in Figura 1 che segue, la “Fine del Big Bang”, perché per un emisfero dello spazio tempo,  il Modello Standard sarebbe ancora valido salvo il principio creazionista implicito in esso; ma, una simile “architettura” potrebbe  mettere d’accordo insieme diverse teorie, ivi inclusa la creazione continua su basi rivisitate, come pure la teoria del punto omega di Tipler. Ognuna delle teorie coglie una parte della Verità, ma non tutta! Inoltre il punto G dello spazio-tempo, grazie alla struttura toroidale, è l’ unico punto in contatto (per mezzo del vuoto quantomeccanico che non è vuoto, ma comunque sede di potenziale energia!Per alcuni è membrana di Bloch!) con ogni altro punto attraverso linee chiuse. Quindi, se fosse vero che G è “cosciente” o opportunamente attrezzato per gestire informazioni, avrebbe immediata nozione di ogni quanto di spazio e/o materia/energia presente nell’universo, della loro posizione, velocità verso ed evoluzione. Inoltre ogni quanto di materia/energia che fluisce dal “big bang” al “big crunch” in tempi cosmici verrebbe sempre ridotto nella sua forma originaria dagli effetti di marea e dall’intensità dei campi energetici in prossimità del punto G, sia in ingresso che in uscita. In pratica vengono fatte nuove tutte le cose” ad ogni “giro” (a spese dell’energia presente in G) e l’insieme evolve stabilmente e permanentemente.
In definitiva, rivedo in questo “universo cosciente (magari anche attraverso gli osservatori che ad un certo stadio evolutivo si generano in determinati ed opportunamente “calibrati” punti del sistema, come ci dice “Il Principio Antropico” di Barrow e Tipler) una sorta di universo ciclico evolutivo, che evolve progressivamente in accordo con le previsioni di Teilhard de Chardin: dall’energia alla materia (passaggio dalla radiazione alla nucleo-sintesi), dalla materia  alla biosfera (nascita della vita come la conosciamo), dalla biosfera alla noosfera (accumulo di conoscenze e intelligenza : “Credo ut intelligam. Intelligo ut credam”), per giungere alla forma più alta, finale, cristica, caratterizzata dal dono della propria esistenza per gli altri.
Sembra ragionevole ammettere che tutte le informazioni (per es. possedute da materia/energia) che passano attraverso G vengano memorizzate anche lì , in “loco”, e si possa accedere ad esse, a determinate condizioni e secondo le procedure stabilite in G; possibilità estesa  agli esseri coscienti e senzienti generati nel sistema, entro i limiti che sono propri della loro natura. In questo modo G sembra anche essere il luogo delle Idee Platoniche, l'Arca di tutte le conoscenze esistenti, il luogo di una perfezione non umana.
In sintesi la singolarità esistente in G (di Figura 1) sarebbe:
- L’Alfa e l'Omega dello spazio-tempo e della materia / energia;
- La "Coincidentia Oppositorum", essendo buco bianco e nero al tempo stesso;
- Il rigeneratore di “tutte le cose”;
- L'Arca di tutte le conoscenze esistenti che recepisce e immagazzina (elabora) tutte le informazioni;
- L'Ente presente in ogni luogo (per effetto di linee chiuse di spazio-tempo) ed eterno;
- L'Ente in continua evoluzione che si auto evolve ed evolve tutto.

Lo schema – per gli effetti evolutivi impliciti – non è quello dell’eterno ritorno e nonostante le apparenze non è in linea con filosofie o modelli panteistici (per es. Spinoza, etc.), ma è conforme con il processo evolutivo tracciato da Teilhard de Chardin che ingloba l’evoluzionismo darwiniano. Soprattutto G sembra molto vicino alle lezioni a (D)omanda/(R)isposta impartite nei primi elementi di Catechismo :
(1) D - Chi è Dio? R - Dio è l’Essere Perfettissimo Creatore e Signore del Cielo e della Terra.
(2) D - Dov'è Dio? R - Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo.
(3) D - Com'è Dio? R - Dio è (onnisciente ed) eterno.

Ma, anche nel caso in cui tutta questa rappresentazione schematica-frutto di una“solitaria presunzione fantastica" generata dalla Relatività Generale e da diverse Teorie Cosmologiche-potesse essere dimostrata vera, si può avere il coraggio di dare a G il nome che appare più ovvio per noi? Possiamo supporre G = Dio?
Oggettivamente, si ha difficoltà a crederlo! Salvo che non si pensi a un Demiurgo di cui Egli si è servito per la Creazione, aderendo così ad impostazioni pseudo gnostiche, piuttosto che ad un’impostazione tomista!
In ogni caso, ogni nuovo modello cosmologico dovrebbe innanzitutto essere prima provato come “vero”, fisicamente e matematicamente. Forse è tautologico, ma in questo tentativo, su quali basi ipotizzare se Dio – l’Ineffabile, l’Inconoscibile, l’Innominabile -  fa parte del nostro Universo (o Multiverso che si voglia), oppure - di diversa natura e realtà - è fuori di esso, rimanendone comunque il Creatore (diretto o indiretto)? Nell’indecidibilità gödeliana - che qui appare ragionevolmente ipotizzabile - può l’intenzionalità di un’ipotesi assunta decidere “scientificamente” sul nostro Vero Dio o può solo riportarci, dopo ogni possibile simulazione, al solito punto di partenza dove possiamo unicamente chinare il capo e piegare le ginocchia dinanzi al Mistero?
La Scienza appare essere potente strumento per innescare ed elevare la Conoscenza del Mondo,  ma anche quest’ultima sembra rimanere comunque asintotica rispetto ai più significativi tentativi umani di comprensione attraverso la sola Scienza, escludendo la Grazia che presuppone una Speranza riposta nella Causa Prima e Fine Ultimo. Ma, è da chiedersi se l’esito sia diverso attraverso l’esperienza della Fede (di cui l’Uomo non essendone capace necessita della mediazione del Cristo), ovvero: la Rivelazione quando giunge è Conoscenza totale? A questo proposito può valere la seguente congettura che propone un anonimo del nostro tempo senza per questo cadere nella “devianza” di chi rivendica alla Fisica il primato della Teologia (vedasi Tipler op.cit.)?
"La Comprensione della Creazione non è singolare, ma plurale! Il cammino conoscitivo dell'uomo è possibile solo come processo "collettivo". La Rivelazione è quindi progressiva e non potrà che compiersi alla "fine dei tempi". Pur nella necessaria incompletezza contingente, il Cristiano confida nella "Rivelazione" e nella sua completezza; dono del Creatore verso le Sue Creature che implica la Conoscenza e quindi la Salvezza. In questo senso si può parlare del recupero della Gnosi in chiave Cristiana, alla base della quale può esservi solo un Nuovo Tomismo fondato sulla conoscenza fisico-scientifica e cosmologica della Creazione".Anonimo del nostro tempo
Padre Michael Mireau, - un sacerdote scomparso prematuramente e  antesignano nello studio delle discipline STOQ – sosteneva in un suo saggio (http://roccomorelli.blogspot.it/2016/08/in-memoria-di-michael-mireau-questioni.html ) , quasi a confermare l’ipotesi di una situazione di indecidibilità gödeliana formulata sopra :
 “Sembrerebbe che nel tentativo di risolvere domande riguardanti la natura e la storia dell’universo o l'esistenza di Dio, siamo condotti solo ad altre domande. È possibile che l'insolubilità di questi problemi è intrinseco ad essi. Ci si può chiedere se sia scienza che filosofia possono rispondere alle domande che sembrano trattare argomenti che sono quasi per definizione oltre la comprensione, come la teoria meccanica quantistica, o l'esistenza di un Dio trascendente. Tuttavia, la scienza e la filosofia continueranno a utilizzare l'osservazione e la teoria per perseguire una comprensione della realtà, che, si spera, alla fine, ci conducano a una comprensione di noi stessi e del nostro posto all'interno di quella realtà”.
Proprio per quest’ultime  parti più filosofico-teologiche, mi sono permesso di pubblicare questa lettera, affinché da  scienziati e cultori di discipline STOQ, soprattutto  se “pastori di anime”, ci si possa attendere guida e cura perché nessuno, nel gregge, si svii in queste tematiche, ma sia corretto nell’errore, e soprattutto ammaestrato secondo gli insegnamenti della Dottrina Cristiana.
Nella consapevolezza  del  motto  attribuito a  J. A. Wheeler: "Never run after a bus, a woman, or a cosmological theory. There will always be another one in a few minutes", sarò felice se vorrete, e potrete accogliere  le mie domande e dare qualche cenno di risposta ai miei interrogativi, oltre che esprimere un Vs. parere in merito all’opportunità e alla proponibilità “scientifica” di una architettura per un modello come quello qui sopra appena abbozzato senza discostarsi dall’insegnamento cristiano.
Se troverete, invece, l’intera architettura - ed il modello abbozzato - banale e irricevibile, Vi prego di accettare le mie scuse per averVi inutilmente distolto dai Vostri importanti impegni quotidiani e dalla Vostra missione.
Con l’augurio di un Buon Proseguimento del Vostro magistero nelle discipline STOQ rimango Vostro devoto nell’Insegnamento e nella  Ricerca che Vi impegna.
R.Morelli                               


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2 commenti:

  1. L'universo sta accelerando e ormai lo si misura anche. http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2018/02/23/lespansione-delluniverso-e-piu-veloce-del-previsto-_379da34b-36b3-488a-9cca-3a474ba59b3f.html
    Ma, tutti cercano le spiegazioni in nuove particelle o in una nuova fisica diversa dal modello standard. Nessuno pensa invece che potrebbe essere l'architettura dell'universo che abbiamo presupposto nel modello standard a essere diversa. Invece di una ipersfera "sferica" a 4 dimensioni, si dovrebbe investigare se tra i modelli iperfersferici quadridimensionali non ci siano quelli "toroidali" ad essere i più probabili, visto che un toroide è "accomodabile in una sfera ed un ipertotoroide in una ipersfera". Infatti Kurt Goedel ha dato dimostrazione matematica sulla possibilità di un simile modello di universo e non solo (assimilando galassie a granelli di materia rotante, senza tradire i presupposti di uniformità e omogeneità). Inoltre il modello toroidale lo si ritrova diffuso nella realtà fisica sia a livello macro che micro e ciò è un possibile indizio che anche a livello universale potrebbe avere la sua validità ed esistenza. Il fatto è che il modello standard che presuppone la teoria del big bang è stato preso come evidenza di una creazione dal nulla ("creatio ex nihilo") e sembra si abbia difficoltà ad abbandonare questa concezione. Ma, il big bang potrebbe essere in verità solo una parte dei molti universi in una architettura in cui ad un "buco bianco" primordiale(quel punto a 13,8 miliardi di anni da noi verso cui si orientano le ricerche umane) sia il "centro" (punto di tangenza dei due cerchi che risultano da una sezione trasversale del toroide che costituisce l'architettura generale del modello; ciò in modo tale che al "buco bianco" (big crunch) si oppone un buco nero "sepermassivo" (dire supermassivo è dire poco!). Quel "centro" sarebbe un vera "singolarità universale" essendo peraltro l'unico punto in contatto con tutti gli altri dell'universo attraverso una linea chiusa, ma sarebbe al tempo stesso non solo il punto di espulsione di tutta la materia, ma anche il punto di attrazione della materia che dopo essersi allontanata moltissimo dal punto di espulsione viene nuovamente attratta, accelerando fortemente e subendo effetti di marea in prossimità del "centro" dove "rientra in ciclo" dalla parte opposta del big bang, dopo essere stata ridotta in frantumi prossimi a quelli primordiali sia dagli effetti di marea, sia da urti ad alta energia per effetto dell'energia cinetica accumulata. Passando attraverso "il centro" non solo la materia "viene fatta nuova" e torna allo stato primordiale, ma cede informazione al "centro" che le incorpora. Il processo ciclico si ripete e permane in equilibrio e quella singolarità centrale assumendo significati metafisici (l'alfa e l'omega che fa nuove tutte le cose,onniscente e onnipresente, etc.) potrebbe configurare un panteistico modello ciclico, "di eterno ritorno", che è il maggior ostacolo per una seria investigazione e ricerca, perché significherebbe, ma solo apparentemente l'abbandono di un "chiaro riferimento scientifico" di "creatio ex nihilo". Su questo fronte di argomentazioni, però, l'impostazione Tomista basata su un essere creatore e trascendente questa nostra realtà conserverebbe ancora tutta la sua validità. Infine i modelli di universo noti sotto i nomi di "creazione continua", modello aperto, modello chiuse, modello ciclico, potrebbero essere riconosciuti come aspetti veri, ma parziali, di una realtà più complessa da studiare non con una nuova fisica, ma con la fisica che conosciamo, a patto che sia "giustamente orientata".

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