domenica 25 ottobre 2015

TRA LIBERISMO E ORIENTAMENTI KEYNESIANI


Viene talvolta ritenuto che uno dei teoremi economici dalle basi più solide che giustifica il libero mercato sia la “teoria del vantaggio comparato” ove si sostiene, in pratica, che se due diverse “parti” (persone, nazioni o gruppi) producono beni con un rendimento differente, avviare una attività commerciale sarà vantaggioso per entrambe le parti, persino se una delle due sa fare tutto meglio dell’altra. Probabilmente il problema, però, è più complesso e attiene ad un problema generale di “equilibrio”, non solo in senso economico, ma in senso lato.
La polemica tra ultra-liberisti e ultra-keynesiani ha caratterizzato l’intero decorso della recente crisi economica sino ai nostri giorni e non accenna a diminuire, alimentata anche da molti contenuti che si ritrovano ovunque nella cronaca economica quotidiana, nel dibattito politico, come pure nella Dottrina Sociale della Chiesa, specie dopo le più recenti encicliche “Caritas in Veritate”, “Evangelii Gaudium” e “Laudato Sì’“ che mettono l’accento sui poveri e quindi sul cuore del Vangelo.
Un interessante articolo dal titolo << Il socialismo del XXI secolo - Il ritorno del “keynesismo idraulico”? >> di Eugenio Somaini, Professore emerito di Politica economica presso l’Università di Parma, è apparso il 10 Ottobre 2015 sul sito dell’Istituto Bruno Leoni al seguente link
Il seguente stralcio introduttivo dell’articolo illustra i temi che vengono dibattuti con molta precisione ed efficacia.
 “Gira e rigira le posizioni di quanti si oppongono alle politiche di rigore finanziario e/o a riforme di stampo liberale ruotano intorno ai seguenti punti: la spesa pubblica non deve essere tagliata, ma piuttosto aumentata e riqualificata, concentrandola sugli investimenti in infrastrutture, sulla ricerca e sul sostegno alle fasce più bisognose e alle aree più arretrate; l’osservanza di vincoli di bilancio è da evitare in una fase di recessione in quanto pro-ciclica, ma nel più lungo periodo può essere resa compatibile con un sensibile aumento della spesa pubblica grazie agli effetti espansivi che la stessa avrebbe sul reddito (e quindi anche sul gettito fiscale), soprattutto quando il prelievo si concentri sulle fasce di reddito più elevate; le misure di liberalizzazione, in particolare quelle riguardanti i rapporti di lavoro, non danno alcun contributo al superamento della crisi, ma piuttosto ne aggravano le conseguenze sociali e rappresentano comunque un attentato a diritti fondamentali. Tali idee condivise dalle correnti più radicali dei partiti di sinistra (da Corbyn, a Tsipras, alla sinistra del PD) non sono in fondo che una riproposizione di quella combinazione di keynesismo e di welfare che potremmo definire socialdemocratica e che ha dominato la scena negli anni che vanno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla metà degli anni ’70. Le ipotesi sulle quali quelle posizioni si fondano sono sostanzialmente tre: i) la prima, e più generale, è che i comportamenti economici rispondano in modo prevedibile agli impulsi che vengono loro impartiti e possano essere plasmati dai governi attraverso un dosaggio di stimoli e di freni, conciliando gli obiettivi immediati di natura congiunturale con quelli di lungo periodo di una crescita sostenuta e di una società più equa e democratica; ii) la seconda è che i soggetti con redditi più elevati abbiano una propensione al risparmio sistematicamente superiore a quella del resto della popolazione e che pertanto un inasprimento del prelievo fiscale a loro carico accompagnato da un uguale alleggerimento di quello sulle fasce di reddito inferiori abbia di per sé effetti espansivi; iii) terza è che i redditi generati dalla spesa pubblica abbiano non solo un titolo di autenticità pari a quello dei redditi generati privatamente, ma anche uno status e una valenza superiori, in quanto motivati da scelte più lungimiranti (riguardanti la crescita, il rispetto dell’ambiente ecc.) e in quanto modellabili secondo criteri di equità distributiva.”
Ciascuna di queste argomentazioni viene affrontata e discussa giungendo a riaffermare il valore del libero mercato, contrapposto  non solo al discreditato “keynesismo idraulico”, ma anche all’inadeguatezza dell’impostazione keynesiana più autentica fondata su interventi dello Stato.
Aldilà della questione di principio che vede comunque la necessità di un intervento statale, e quindi una “interferenza “ con il mercato, anche li dove si punti a realizzare un libero mercato (che di solito non è una manifestazione spontanea e naturale di un assetto economico!), è però da notare che i cosiddetti “vincoli”, come mostra una “ideale” economia Coaseiana, sembrano difficilmente sopprimibili. Ciò accade anche perché “l’informazione” ha di fatto un costo e ciò crea ostacoli seri alla piena realizzazione di un libero mercato.  Su tale argomento, viste le implicazioni “morali” che di solito vengono addotte, si vuole in questo contesto suggerire un altro articolo <<La distinzione Valore / Fatto: Il Teorema di Coase Unifica Economia Normativa e Positiva>> di Frank Tipler - Tulane University New Orleans. Copia elettronica di questo documento è disponibile all'indirizzo: http://ssrn.com/abstract=959855 di cui si riporta qui di seguito la traduzione dell’ABSTRACT predisposto dall’autore:
“Mostro che in un vero e proprio mondo di Coase - un mondo senza costi di transazione – non ci sarebbe disaccordo sulle questioni morali. Non ci sarebbe alcun disaccordo su quella che dovrebbe essere l’adeguata distribuzione del reddito. Non ci sarebbe alcun disaccordo sulla questione della pena capitale o l'aborto. Se il governo ha cercato di ridistribuire reddito in contrasto con l’ideale dell’assenza di costi di transazione, quindi in un mondo di Coase, i beneficiari restituirebbero il denaro a coloro da cui è stato preso attraverso la tassazione. Studi empirici di un'economia quasi Coaseiana  mostrano che questa  prevista restituzione si verifica. Così disaccordi sui valori sono in realtà disaccordi sui fatti. Sosterrò che il Teorema di Coase stesso suggerisce una regola morale: agire per ridurre al minimo i costi di transazione.”

Così, nella contrapposizione “TRA LIBERISMO E ORIENTAMENTI KEYNESIANI” emerge la presenza di impostazioni ideali che caratterizzano entrambe le posizioni, per cui sembra effettivamente presente un problema generale di “equilibrio”, non solo in senso economico, ma in senso lato come affermato sin dall’inizio.

giovedì 15 ottobre 2015

DEUS EX SILICO - di Frank J. Tipler

Deus Ex Silico – è un pezzo del fisico Prof. Frank J. Tipler della Tulane University di New Orleans che è reperibile nella versione originale a  http://archive.wired.com/wired/archive/8.01/god_pr.html . Per comprendere appieno la visione del mondo di Tipler ed in particolare ciò di cui egli parla in questo scritto, qui di seguito tradotto, occorre riferirsi ai suoi due celebri volumi "Fisica dell'immortalità" e "Fisica del Cristianesimo", editi in Italia da Mondadori.

Dello stesso autore si segnala anche l'articolo The Omega Point as Eschaton: Answers to Pannenberg’s Questions for Scientists (Frank J. Tipler - Zygon: Journal of Religion & Science, Vol. 24, Issue 2 (June 1989, pp. 217–253) di cui è utile riportare qui di seguito un sommario , prima ancora della lettura di "Deus Ex Silico" poichè ne può costituire una utile introduzione. Ovviamente la lettura dei testi in lingua originale è consigliabile anche perché essi sono facilmente reperibili in rete e meglio trasmettono la visione e la "spiritualità scientifica" di Tipler.

SOMMARIO di:

The Omega Point as Eschaton: Answers to Pannenberg’s Questions for Scientists
Frank J. Tipler
Zygon: Journal of Religion & Science, Vol. 24, Issue 2 (June 1989), pp. 217–253

Nell'articolo viene presentato da Tipler uno schema della teoria del Punto Omega, che è un modello per un Dio, in persona, onnipresente, onnisciente, onnipotente,  in evoluzione che è al tempo stesso trascendente  rispetto allo spaziotempo ed immanente in esso, e che esiste necessariamente. Il modello è definito "una teoria fisica falsificabile" (presumibilmente per prevenire l'obiezione popperiana), che deriva i suoi concetti chiave non da qualsiasi tradizione religiosa, ma dalla moderna cosmologia fisica e informatica; dal materialismo scientifico piuttosto che dalla rivelazione. Vengono date quattro previsioni verificabili del modello. La teoria presuppone che il pensiero sia un processo puramente fisico del cervello, e che la personalità muoia col cervello. Tipler ritiene, quindi, di aver dimostrato che la teoria del Punto Omega suggerisca una futura risurrezione universale dei morti molto simile a quella prevista nella tradizione giudaico-cristiana-islamica. Le nozioni di "Grazia" e la "visione beatifica" appaiono naturalmente nel modello.

L'articolo è reperibile al seguente link.
http://docslide.us/education/the-omega-point-as-eschaton-answers-to-pannenbergs-questions-for-scientists-by-frank-tipler.html

TRADUZIONE di :
Deus Ex Silico
Un fisico spiega perché Dio è nei chip
Di Frank J. Tipler
Entro gli ultimi decenni del 21 ° secolo, il culto della chiesa prenderà ancora la forma di lettura di brani di testi tradizionali - la Bibbia, il Corano, i Rig Veda - ma  sacerdoti-fisici presiederanno le funzioni. Essi mostreranno ai fedeli come la Parola porti gli echi della più grande scoperta della cosmologia fisica: che le leggi della fisica richiedono l'esistenza di Dio, il Paradiso, la resurrezione e la vita eterna. Tecnicamente, i fedeli saranno razionalisti scientifici perché la teologia sarà una branca della scienza. Agli scienziati è richiesto di essere scettici, ma in realtà, la fede in Dio tra 100 anni sarà come la credenza nella teoria dell'evoluzione oggi: Tutte le persone istruite accetteranno Dio come realtà.
Cosa questi colti fedeli del futuro troveranno difficile da credere, tuttavia, è la vecchia idea del 20 ° secolo di un'anima . Sarà perfettamente ovvio per loro che quello che noi consideriamo come l'essenza umana metafisica e trascendente non è altro che un particolare (e molto complicato) programma di computer che gira su una macchina di calcolo chiamata cervello. Oggi, tutti sanno che la Terra è rotonda, perché siamo in grado di viaggiare intorno ad essa. Le generazioni future sapranno che non c'è niente di mistico nel “wetware” perché entro il 2100, la legge di Moore ci avrà dato minuscoli computer quantistici abbastanza potenti per caricare un'anima umana. Fedeli timorati di Dio alla fine del prossimo secolo saranno in grado, infatti, di gioire della vita nel silicio. Si tratta di un passo necessario per realizzare il piano di Dio - per andare avanti e moltiplicarsi in tutto l'universo.
C'è solo un metodo pratico di colonizzazione interstellare: astronavi abbastanza piccole per accelerare in modo efficiente verso velocità prossime a quella della luce. I computer quantistici potrebbero codificare un'intera città simulata contenente migliaia di esseri umani in pochi grammi. Macchine di von Neumann in nanoscala - in grado di costruire qualsiasi altra macchina - completeranno il carico utile. Potenziata dall’annientamento materia-antimateria, un'astronave di 1 chilogrammo potrebbe raggiungere Proxima Centauri, la stella più vicina, in soli cinque anni. L’accelerazione sarà molto rapida perché gli esseri umani virtuali hanno bisogno di esperienza solo per la solita accelerazione di gravità 1 nel loro ambiente virtuale. La regolazione della velocità di clock del computer dell’astronave potrebbe rendere il tempo di viaggio tale che sembri più breve di un batter d'occhio.
Uploads umani hanno un tale vantaggio naturale rispetto alle persone di oggi nell’ambiente dello spazio, che è estremamente improbabile che esseri in carne e ossa saranno in grado mai d’impegnarsi in un viaggio interstellare.
Le macchine di von Neumann si avvarranno della enorme quantità di materiale - meteore, asteroidi, pianeti - presenti in tutti i sistemi stellari per costruire più macchine di von Neumann. Se il veicolo spaziale fa due copie di se stesso a Proxima Centauri da inviare alla vicina Tau Ceti e Sirius, e quelle sonde a loro volta fanno copie di se stessi da inviare ancora ad altri sistemi stellari, l'intera Via Lattea sarà esplorata e colonizzata in meno di 1 milioni di anni. In altri 10 milioni di anni, il Gruppo Locale di galassie sarà esplorato e colonizzato. In altri 100 milioni di anni, l'ammasso di galassie della Vergine sarà completamente colonizzato. La Terra sarà completamente smontata per fornire la materia prima per l'espansione della biosfera molto prima del suo appuntamento programmato con il sole in espansione dopo 5 miliardi di anni. La bellezza del processo di colonizzazione è che è esponenziale, ingolfando completamente l'universo con la vita umana originata dal computer di origine in 10 milioni di miliardi di anni da oggi.

I sacerdoti-fisici del 2100 saranno vivi per testimoniare l'inizio di questo processo e predicheranno che vicino alla fine del tempo la nostra progenie avrà trasformato ogni ultimo atomo nell'universo in macchina elaboratrice. Inoltre, questo computer-cum-universo sarà in grado di guidare il collasso dell'universo in modo da massimizzare la sua potenza di elaborazione - all'infinito. Entro la fine del tempo, questo calcolatore universale saprà tutto ciò che è possibile sapere. Se i nostri discendenti che vivono in esso sono qualche cosa come noi - un presupposto sicuro - una delle prime cose che faranno con questa potenza di elaborazione è di simulare tutto nel passato. Il primo upload di essere umano a computer del 2100 dimostrerà che una simulazione perfetta è la cosa simulata - che l'anima di silicio non ha bisogno di un corpo fisico da abitare. Così alla fine ognuno che sia mai vissuto sarà resuscitato all'interno di una macchina vivente indistinguibile da Dio. Non è incredibile quello che si può fare con spazio illimitato su disco rigido? Amen.

martedì 13 ottobre 2015

EURO: MONETA EUROPEA - Un trend e una mappa di Limes da ricordare

http://www.associazioneambientesocieta.it/as/index.php/Tematiche-Socio-Economico-Politiche/il-dollaro-leuro-e-la-crisi.html
Reserves
The US dollar and the Euro make up 90% of Allocated Reserves globally.
Unallocated  Reserves are not included in this graph, although they make up over 45% of total world foreign exchange holdings
(Fonte : Wikipedia).

Vedi anche articolo al link seguente:
http://temi.repubblica.it/limes/la-moneta-e-limpero-dietro-le-guerre-geopolitiche/67715


monetenelmondo

mercoledì 7 ottobre 2015

RELIGIONI PER LA PACE: Dichiarazione su lo Sviluppo Sostenibile

Sabato 10/10/2015 alle ore 16, presso le strutture della Comunità Montana (ex Istituto Scolastico Sacramentino) di Segni (Rm), alla presenza del Sindaco della cittadina romana e del Vescovo Mons. Lorenzo Loppa è stato tenuto dalla Congregazione del SS. Sacramento e dalla Bioacademyonline, un incontro pubblico dove si sono ritrovati moltissimi ex alunni. Tale incontro si inquadra tra le celebrazioni del 300esimo anniversario della fondazione della Congregazione del SS. Sacramento da parte del Beato Pierre Vigne.
Oltre alle citate autorita' sono intervenuti il Prof. C. Conte, Suor Concetta Maria Massa della Congregazione Sacramentina romana e il Dott. R.Morelli. Per l'occasione è stata distribuita agli intervenuti la seguente Dichiarazione di Religioni per la Pace del 5/10/2015.




RELIGIONI PER LA PACE
ORIGINALE IN INGLESE 
TRADUZIONE IN ITALIANO
Religions for Peace International Executive Committee - Statement on Sustainable Development

Shared Well-Being: Multi-Religious Values for Sustainable Development

The nations of the world have adopted 17 Sustainable Development Goals (SDGs). These goals are for everyone on earth. They aim to end poverty and hunger; ensure clean water, affordable energy, health care and education for all; protect the world’s ecosystems and shift to a sustainable use of the earth’s resources; and build more inclusive, just and peaceful societies.
We enthusiastically urge the implementation of the SDGs and the embrace of the unifying concept of “sustainable development.” Together, they are critical for the progress of all peoples. They make it clear that “social inclusion” and “environmental sustainability” are integral to development. We applaud the fact that, in shaping the goals, there was wide consultation among the peoples of the world—underlining the fact that every person is called to be a subject of development.
We believe that our respective religious traditions share far-reaching moral values that underpin the SDGs. In addition, they advance personal and social virtues that are necessary for their achievement. We are convinced that each religious community can fold these vital goals into its own holistic notion of human flourishing. And by cooperation across our traditions and with others, we believe that the best fruits of the modern sciences can be combined with the tested wisdom of millennia of religious experience in the service of sustainable development.


A Basic Moral Case for the SDGs

The facts are scandalous. Almost two and a half billion people are mired in poverty, living on less than $2 a day. Almost a billion go hungry every day, in a world where about a third of all food is wasted. People in the richest countries live on average twenty years longer than people in the poorest countries. The chasm between rich and poor grows deeper. A mere eighty people now control as much wealth as half of the world’s population. If trends continue, the richest 1 percent will soon own more than all the rest. Inequality within countries has become especially stark, including in the world’s wealthiest nations.
At the same time, the human family is trespassing crucial planetary boundaries and disrupting the earth’s natural balance, with potentially catastrophic consequences. The burning of fossil fuels that powers our modern global economy is sabotaging the progress it promises. The world’s poor are already paying dearly for these transgressions. The bottom three billion people account for a mere 6 percent of carbon dioxide emissions, and yet they will continue to bear the brunt of climate change.
This state of affairs is not sustainable, tolerable, or morally acceptable. Our best natural and human scientists share that we have the collective human capacity to change course toward sustainable development. Diverse religious and moral traditions agree that the greater the capacity to address a grave moral threat, the greater the responsibility to do so. Our collective capacity to include all people in sustainable development founds a basic moral imperative: refusing to advance sustainable development is a destructive self-contradiction that will sabotage our possibilities of living in harmony with one another and the natural world.




Shared Well-Being—a Multi-Religious Vision of Integral Sustainable Development

As we commit ourselves to implement the SDGs, we recall that our respective religious traditions point—each in its own way—to a vision of “shared well-being” based on the profound reciprocity between human dignity and social well-being that is anchored in each religion’s respective experience of the Sacred. Indeed, this notion of shared well-being was unanimously affirmed by over 700 diverse senior religious leaders—including men, women and youth—during the Religions for Peace World Assembly in 2013. We are convinced that advancing shared well-being can powerfully support sustainable development.
Shared well-being includes a conviction that the call to develop is an inner summons that beckons every person to unfold his or her personal dignity across all dimensions—cultural, social, economic, political, emotional, intellectual, aesthetic, and religious. It is based on the understanding—common to religious traditions—that human beings find meaning in being and becoming, rather than simply having and accumulating.
As the same time, shared well-being includes the conviction that the call to personal development is directly related to the obligation to build up the common good, which includes the natural world. We believe that human beings are oriented beyond selfish egoism toward solidarity, beyond conflict toward cooperation. We affirm that people find true meaning through caring relationships with others and that, ultimately, all are in varying ways responsible for all. Just as each is called to contribute to the common good, each is, in turn, to be supported by it. This profound reciprocity extends across time and must include concern to live in harmony with the environment.
Our traditions teach that a foundation of shared well-being lies in this deep reciprocity between personal and communal development. This calls for the patient and resolute cultivation of both personal and social virtues. We believe that these personal and social virtues are foundational to the personal and social “capital” essential to the achievement of the SDGs.
This positive reciprocity between the concrete flourishing of human dignity and the common good across generations also provides us with a framework to assess the relative adequacy of our political, economic and social systems. To the degree that these systems thwart or ignore this profound reciprocity, they will need to be reformed to make them better servants of a truly integral sustainable development. Only in this way will the SDG goal of promoting peaceful, just and inclusive societies be achieved.
So while the success of the SDGs will clearly depend on the power of science and human ingenuity, we are convinced that the moral impulses that animate our respective traditions are equally important. Each of our religious communities has its own way of understanding the call to support the integral development of the “other.” These traditions are specific to each religious community, and include striving for justice, accepting self-sacrifice for the well-being of others, bearing innocent suffering for peace, returning good for evil, extending forgiveness and expressing universal compassion and love. These priceless virtues can powerfully build up the common good, particularly where it has been deeply wounded.
We commit to uniting the best of science with the shared wisdom of our respective religious traditions to advance sustainable development that nurtures human dignity and the common good in harmony with the earth.

Calls to Action

As we religious representatives commit to help implement the SDGs, we call upon:
All peoples to adopt the values and cultivate the virtues of sustainable development in their personal and professional lives;
All nation states to embrace a holistic notion of sustainable development and prioritize the achievement of the SDGs as policy goals, and for each state to work in solidarity with the others, especially those with greatest needs;
All governments and relevant inter-governmental bodies to establish just frameworks and institutions for the operation of national and global economies—including for trading, investing and other business operations and taxation—that promote sustainable development.
The business community to use its creativity and ingenuity to support sustainable development and an economy of inclusion that eschews short-term thinking that does not build true value and that creatively links profits to the shared well-being of all people;
Civil society to partner with nations in the implementation of the SDGs, and to hold political leaders accountable for the success of the SDGs;
Religious communities and each religious believer to support the SDGs through action, education and advocacy and to help build the trust that can support collaboration for sustainable development.

Conclusion

Let us choose solidarity over narrow self-interest, true values over fleeting and self-centered satisfactions, and “welcome” over “exclusion.” Let us honor deeply—each in his or her own way—the mysterious beauty of human dignity and the priceless wealth of our common good.

5 October 2015
777 United Nations Plaza
New York, New York
Religioni per la Pace Comitato Esecutivo Internazionale - Dichiarazione sullo sviluppo sostenibile

Benessere Condiviso: I Valori Multi-religiosi per lo Sviluppo Sostenibile

Le nazioni del mondo hanno adottato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). Questi obiettivi sono per tutti sulla terra. Essi mirano a porre fine alla povertà e alla fame; assicurare acqua pulita, energia a prezzi accessibili, l'assistenza sanitaria e l'istruzione per tutti; proteggere gli ecosistemi del mondo e passare a un uso sostenibile delle risorse della terra; e costruire società più inclusive, giuste e pacifiche.
Noi entusiasticamente sollecitiamo l'attuazione degli OSS e abbracciamo il concetto unificante di "sviluppo sostenibile". Insieme, essi sono fondamentali per il progresso di tutti i popoli. Essi rendono chiaro che "l'inclusione sociale" e la "sostenibilità ambientale", sono parte integrante dello sviluppo. Plaudiamo al fatto che, nella definizione degli obiettivi, c'è stata un'ampia consultazione tra i popoli del mondo – sottolineando che ogni persona è chiamata ad essere argomento di sviluppo.
Siamo convinti che le nostre rispettive tradizioni religiose condividono la vasta portata dei valori morali che sono alla base degli OSS. Inoltre, essi fanno avanzare le virtù personali e sociali che sono necessarie per il loro conseguimento. Siamo convinti che ogni comunità religiosa può piegare questi obiettivi vitali in un proprio concetto olistico di sviluppo umano. E per la cooperazione tra le nostre tradizioni e quelle degli altri, crediamo che i frutti migliori delle scienze moderne possono essere combinati con la provata saggezza di millenni di esperienza religiosa al servizio di uno sviluppo sostenibile.

Un caso morale di base per gli OSS

I fatti sono scandalosi. Quasi due miliardi e mezzo di persone sono impantanati nella povertà, vivono con meno di 2 $ al giorno. Quasi un miliardo soffrono la fame ogni giorno, in un mondo dove circa un terzo di tutto il cibo è sprecato. La gente nei paesi più ricchi vivono in media venti anni più a lungo rispetto alle persone nei paesi più poveri. Il divario tra ricchi e poveri cresce più profondo. Soltanto ottanta persone ora controllano tanta ricchezza quanto metà della popolazione mondiale. Se la tendenza continuerà, il più ricco 1 per cento sarà presto in possesso più di tutto il resto. La disuguaglianza all'interno dei paesi è diventata particolarmente forte, anche nelle nazioni più ricche del mondo.
Allo stesso tempo, la famiglia umana sta violando i confini planetari cruciali e sconvolgendo l'equilibrio naturale della terra, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. La combustione di combustibili fossili che alimenta la nostra moderna economia globale sta sabotando i progressi che promette. I poveri del mondo stanno già pagando a caro prezzo per queste trasgressioni. Gli ultimi tre miliardi di persone rappresentano solo il 6 per cento delle emissioni di anidride carbonica, ma continueranno a sopportare il peso del cambiamento climatico.
Questo stato di cose non è sostenibile, tollerabile, o moralmente accettabile. I nostri migliori scienziati naturali e umani condividono che abbiamo la capacità umana collettiva di cambiare rotta verso lo sviluppo sostenibile. Tradizioni religiose e morali diverse concordano sul fatto che maggiore è la capacità di affrontare una minaccia morale grave, maggiore è la responsabilità di farlo. La nostra capacità collettiva di includere tutte le persone in uno sviluppo sostenibile fonda su un imperativo morale di base: il rifiuto di promuovere lo sviluppo sostenibile è una distruttiva contraddizione che saboterà le nostre possibilità di vivere in armonia tra noi e il mondo naturale.

Visione di Benessere Condiviso – Una Visione Multi-religiosa dello Sviluppo Sostenibile Integrale

Mentre ci impegniamo a implementare gli OSS, ricordiamo che le nostre rispettive tradizioni religiose puntano - ciascuna a suo modo - ad una visione di "condiviso benessere" basato sulla profonda reciprocità tra la dignità umana e il benessere sociale che viene ancorato nelle rispettive esperienze del Sacro di ciascuna religione. Infatti, questa nozione di condiviso benessere è stata proclamata all'unanimità da oltre 700 diversi alti dirigenti, tra cui religiosi, uomini, donne e giovani, nel corso dell’Assemblea Mondiale delle Religioni per la Pace nel 2013. Siamo convinti che avanzando il benessere condiviso possiamo essere in grado di supportare con forza lo  sviluppo sostenibile.
Il benessere condiviso include la convinzione che la chiamata allo sviluppo sia una impulso interiore che invita ogni persona a dispiegare la sua dignità personale in tutte le dimensioni-culturali, sociali, economiche, politiche, emotive, intellettuali, estetiche e religiose. Essa si basa sulla comprensione, comune alle tradizioni religiose, che gli esseri umani trovano significato nell’essere e nel divenire, piuttosto che semplicemente nell’avere e accumulare.
Allo stesso tempo, il benessere condiviso include la convinzione che la chiamata allo sviluppo personale è direttamente correlata all'obbligo di costruire il bene comune, che comprende il mondo naturale. Siamo convinti che gli esseri umani al di là dell’egoismo incentrato su se stessi sono orientati verso la solidarietà, al di là del conflitto sono orientati verso la cooperazione. Affermiamo che le persone trovano vero significato attraverso la cura di relazioni con gli altri e che, alla fine, sono tutti in vari modi responsabili di tutti. Proprio come ciascuno è chiamato a contribuire al bene comune, ciascuno è, a sua volta, degno di esserne sostenuto. Questa profonda reciprocità si estende attraverso il tempo e deve includere la preoccupazione di vivere in armonia con l'ambiente.
Le nostre tradizioni insegnano che una base di comune benessere si trova in questa profonda reciprocità tra sviluppo personale e comunitario. Ciò richiede la paziente e risoluta coltivazione di entrambe le virtù personali e sociali. Noi crediamo che queste virtù personali e sociali siano fondamentali per il "capitale" personale e sociale essenziale per il raggiungimento degli OSS.
Questa reciprocità positiva tra il fiorire concreto della dignità umana e il bene comune tra le generazioni ci fornisce anche un quadro di riferimento per valutare la relativa adeguatezza dei nostri sistemi politici, economici e sociali. Nella misura in cui questi sistemi contrastano o ignorano questa profonda reciprocità, dovranno essere riformati per renderli migliori servitori di uno sviluppo sostenibile veramente integrale. Solo in questo modo sarà raggiunto l'obiettivo di promuovere gli OSS pacifici, di promuovere società giuste e inclusive.
Così, mentre il successo degli OSS dipenderà chiaramente dal potere della scienza e dell'ingegno umano, siamo convinti che gli impulsi morali che animano le nostre rispettive tradizioni sono ugualmente importanti. Ognuna delle nostre comunità religiose ha il suo modo di intendere la chiamata a sostenere lo sviluppo integrale dell' "altro". Queste tradizioni sono specifiche per ogni comunità religiosa e comprendono la lotta per la giustizia, accettando il sacrificio di sé per il benessere degli altri , sopportando dolore innocente per la pace, restituendo bene per il male, estendendo il perdono ed esprimendo compassione universale e di amore. Queste virtù inestimabili possono potentemente costruire il bene comune, in particolare se è stato profondamente ferito.
Ci impegniamo a unire il meglio della scienza con la saggezza comune delle nostre rispettive tradizioni religiose per promuovere lo sviluppo sostenibile, che nutre la dignità umana e il bene comune, in armonia con la terra.

Inviti all'azione

Come noi rappresentanti religiosi ci impegniamo a contribuire ad attuare gli OSS, invochiamo:
Tutti i popoli ad adottare i valori e coltivare le virtù di uno sviluppo sostenibile nella loro vita personale e professionale;
Tutti gli stati-nazione ad abbracciare un concetto olistico di sviluppo sostenibile e priorità nel raggiungimento degli OSS come obiettivi politici, lavorando ogni stato in solidarietà con gli altri, in particolare quelli con maggiori necessità;
Tutti i governi e gli organismi intergovernativi a stabilire solo i quadri di riferimento e le istituzioni per il funzionamento delle economie, nazionali e globali, compreso il commercio, l’ investimento e le altre operazioni commerciali e della fiscalità che promuovono lo sviluppo sostenibile;
La comunità imprenditoriale ad usare la sua creatività e l'ingegno per sostenere lo sviluppo sostenibile e un'economia di inclusione che rifugga dal pensare al breve termine, che non costruisce vero valore e non collega creativamente i profitti al benessere comune di tutti gli uomini;
La società civile a collaborare con le nazioni per l'attuazione degli OSS, e a ritenere i leader politici responsabili per il successo delle OSS;
Le comunità religiose ed ogni credente a sostenere gli OSS attraverso le azioni, l’ istruzione e la difesa per aiutare a costruire la fiducia in grado di supportare la collaborazione per lo sviluppo sostenibile.

Conclusione

Scegliamo la solidarietà oltre il mero interesse, i veri valori oltre le soddisfazioni effimere ed egocentriche, il "benvenuto" invece dell’ "esclusione". Onoriamo profondamente ciascuno a suo modo, la misteriosa bellezza della dignità umana e la ricchezza inestimabile del nostro bene comune.

5 October 2015
777 United Nations Plaza
New York, New York