mercoledì 30 dicembre 2015

INVESTIGANDO IL FUTURO: Un "pericolo incombente" sarà capace di ri-unire la UE? La Storia potrebbe ripetersi?

L’Europa, i polli di Juncker e il pericolo di un declino glaciale

Più che in qualsiasi altro momento dalla sua creazione nel 1957 con il Trattato di Roma, l'Europa appare vulnerabile nell'arco dei prossimi 12-24 mesi a una successione di colpi terribili e di turbamenti. Tutti sono potenzialmente fatali per l'unità della Ue – non ultimo il referendum nel Regno Unito, previsto per la fine del 2017, sull'opportunità di rimanere nell'Unione di Tony Barber - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/vX86hu

oppure vedi l'articolo per intero al link seguente :

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-12-23/l-europa-polli-juncker-e-pericolo-un-declino-glaciale-182357.shtml?uuid=ACLaREzB

martedì 29 dicembre 2015

venerdì 25 dicembre 2015

UNA CARO: Significato e riferimenti negli studi religiosi

Il significato dell'espressione "Una Caro" è di fondamentale importanza nel campo morale, dogmatico e canonico relativi al matrimonio. Il concetto di "una sola carne" ("una caro" in latino) implica l'unità specifica, esclusiva e indissolubile tra marito e moglie, iscritto per volontà divina nella natura umana, che significa e rende presente la misteriosa unione tra Cristo e la Chiesa.

Di seguito si riporta un importante riferimento :

"itaque iam non sunt duo sed una caro quod ergo Deus coniunxit homo non separe" (Matteo 19.6)
"così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi"


sabato 19 dicembre 2015

DAL SOLE 24ORE del 19/12/2015 : PER UN RILANCIO DELL'EUROPA?

La più grande banca privata, Deutsche Bank, è stata coinvolta in tutti gli scandali finanziari del mondo ed è risultata la più multata dalle autorità di controllo di diversi Paesi

venerdì 11 dicembre 2015

CORRELAZIONE TRA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E DIFFUSIONE DI PARTITI RADICALI E ANTIEUROPEISTI

Questa correlazione mostrata nel grafico in calce (ripreso dal Sole 24 Ore) non è una novità ed è logica. Ma, il punto è come mai le istituzioni europee che dovrebbero armonizzare le politiche nazionali in base ai dati della disoccupazione giovanile - che hanno mostrato tendenze preoccupanti non solo nel mezzo della crisi, ma anche in periodi antecedenti - non sono riuscite, in un periodo più lungo di un decennio, ad attuare politiche di contrasto di questo fenomeno. I paesi del sud europeo, più colpiti dalla crisi, sono affetti anche dalla piaga del precariato e della disoccupazione giovanile intellettuale. I giovani europei del sud emigrano non più per lavori di eccellenza, ma per un normale lavoro di sopravvivenza, rinunciando spesso al lavoro intellettuale cui credevano di essere destinati. Questa situazione si riflette in una grave delusione per loro stessi, le loro famiglie e per lo stato che li educa e che hanno profuso inutilmente risorse al riguardo, visto che i benefici eventuali ricadono altrove. Occupazione dal settore industriale italiano nei termini in cui si era abituati in passato, sembra proprio che non si possa attendere, visto che si parla ormai di distruzione vera e propria di circa il 40% della capacità produttiva nazionale, che non ha speranza di essere rimpiazzata. Forse neanche una vera guerra convenzionale poteva "fare di meglio". Le responsabilità non sono soltanto delle politiche europee, però, perché esse vanno condivise anche con la politica nazionale nostrana, inerme per un lungo periodo, come se il problema non gli appartenesse. Oggi come oggi, chi può pretendere da gente che subisce un simile trattamento gli stessi sentimenti europeisti che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora le precedenti generazioni di Italiani?
In mancanza di provvedimenti non si potrà che prendere atto di un ennesimo fallimento delle politiche di armonizzazione europee e della crisi di fiducia e di rappresentanza anche nelle istituzioni nazionali che attraversa trasversalmente l'Europa. I teorici dell'impiego della forza, in termini diretti o manipolativi, attraverso anche il "management by fear", potranno essere certi che non tutti si piegheranno e allora sarà scontro sociale generalizzato.
Titoli di questo genere che mettono in conto la guerra civile (mostrato qui in basso e ripreso anch'esso dal Sole 24 Ore) richiederebbero almeno l'amore della verità, perché a quel punto non sarebbe stata l'estrema destra a condurre la Francia alla guerra civile, ma l'abuso della pazienza della povera gente che si è perpetrato e si sta tuttora perpetrando a Bruxelles e nelle capitali dell'Unione Europea.

Valls: l’estrema destra in Francia «può condurre alla guerra civile»

lunedì 7 dicembre 2015

DALL’ITALIA NUOVO PONTE TRA EUROPA E AFRICA/M.O. DI LAVORO E DI PACE

Il 20/11/2015 si è svolto ad Assisi - sotto il patrocinio del Sacro Convento e della Flaei/CISL - il Seminario :

DALL’ITALIA NUOVO PONTE
TRA EUROPA E AFRICA/M.O. DI LAVORO E DI PACE

dove sono intervenuti rappresentanti del Sacro Convento, il Sindaco ed il Vescovo (Mons. Sorrentino) della città di Assisi e sono state presentate dal Comitato CIVILTA' DELL'AMORE una serie di relazioni sui temi delle migrazioni, dello sviluppo e della pace, disponibili al seguente link :
http://www.civiltadellamore.org/stampa15/CDA-e05-15.htm
Mentre è stata apprezzata la decisione UE di istituire un Fondo di sostegno allo sviluppo dell'Africa di 1,8 miliardi di euro (da UE) + 1,8   miliardi di euro (da Stati Membri), è stato fatto rilevare che le spese per armamenti sono globalmente, in proporzione, mille volte superiori al Fondo. Ragion per cui un mondo di pace è concepibile solo attraverso il disarmo e quindi un'inversione di detta proporzione.

La stessa sera si è svolta una veglia di preghiera per la pace.

SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO - “Cooperazione virtuosa tra Regioni meridionali e Stato”.

Il 2/12/2015 si è tenuto il Seminario  organizzato dalla SVIMEZ sul tema “Cooperazione virtuosa tra Regioni meridionali e Stato”.
L’ascolto delle illustri personalità intervenute ha fornito molti spunti di riflessione e considerazioni, alcune delle quali si riportano qui di seguito.
Parlare oggi di una previsione di crescita del PIL 2015 del nostro Paese  di 0,8% oppure dello 0,9% non fa molta differenza, ma la differenza la fa certamente lo 0,1% che sembra caratterizzare le regioni del Mezzogiorno nel loro complesso. Ciò significa che :
  • a)      Se questo tasso di crescita fosse mantenuto nel tempo, per tornare ai livelli di ricchezza antecedenti al 2007 - rispetto ai quali si è perso un quarto dell’industria nazionale e circa il 10% del PIL – ci vorrebbe più di un decennio;
  • b)      Se questo differenziale di  crescita tra il Paese e le Regioni del Mezzogiorno fosse mantenuto per 10 anni la ricchezza del Paese crescerebbe di un fattore 2 rispetto alle Regioni del Mezzogiorno scavando ancora più profondamente il solco di differenze oggi esistenti.
  • c)       I rapporti ISTAT e Censis confermano un paese in “stasi da letargo” dove la crescita è esclusivamente affidata all’iniziativa dei singoli e dove nel Mezzogiorno il 30% delle famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Questi dati, oltre a riproporre interrogativi sull’attuale modello di sviluppo esponenziale, di fatto necessario in una logica di sostenibilità dei debiti sovrani (si ricordi che il debito aumenta automaticamente quando il tasso reale di crescita è inferiore al tasso reale di inflazione); oltre a riaprire interrogativi sulla crisi finanziaria del 2007 e sulla sua gestione e conseguenze per i paesi  del mezzogiorno europeo, impongono il riconoscimento della “straordinarietà” della situazione contingente, che non può solo essere affidata e risolta da Organismi Regionali con personalità giuridica, o autonomia gestionale finalizzata all’utilizzo di fondi europei per lo sviluppo e la coesione.  Si è giunti anche a sperare che la Consip, nata per marginalità e standard, possa avere un qualche carattere risolutivo in programmi che evidentemente portano i caratteri della straordinarietà. Bisognerebbe, piuttosto riconoscere il fallimento di ogni politica di sviluppo e coesione a partire dal 2000, anche perché le politiche “ordinarie” attuate hanno prodotto e producono tuttora “divari”, vengono programmate tardivamente nel bel mezzo dei periodi di implementazione cui si riferiscono, si attuano in maniera diluita per ritardi (specie progettuali, di committenza e autorizzativi) e si mostrano nei fatti di esigua efficacia per gli scopi cui sono destinate.
Voci unanimi sembrano attestare che nella loro autonomia decisionale le imprese a partecipazione pubblica abbiano fatto veramente poco per il Mezzogiorno e a simbolo tra esse assurge l’inamovibilità dei  tempi di percorrenza dei treni diretti al sud, che mostrano sempre le stesse durate da decenni a questa parte. Ma, c’è anche chi evidenzia come l’attestazione di tutto allo Stato in tema di energia debba essere tema di attenta riflessione, perché oggi la questione meridionale è questione energetica che si caratterizza per una mancata sussidiarietà e bilateralità specie in tema di concessioni estrattive.
Stante l’attuale situazione, tutto ciò riconduce al rischio di una Governance impossibile su qualunque master-plan che l’Esecutivo si accinge a varare.
Infatti, nel retroterra di questa situazione si rispecchia una segmentazione istituzionale e  una parcellizzazione, se non talvolta frantumazione, delle strutture dello Stato, dove la proliferazione di soggetti giuridici pubblici rende sfuggente e talvolta sconosciuta l’organicità statuale al punto da doverla considerare compromessa e necessitante di un processo di mappatura e ricomposizione interna.
L’incremento dell’efficienza degli attori in campo è divenuto strumentale alle attuali tendenze del rafforzamento  amministrativo. Così, in un contesto di mancata integrazione degli specialismi e poco chiara attribuzione delle responsabilità,  la “capacità amministrativa” si trasforma di fatto in “blocco della spesa”, mentre il “rafforzamento amministrativo” piuttosto che puntare a coltivare un funzionariato di competenze stabili si orienta ad una assistenza tecnica deformata che è propria delle politiche aziendali di outsourcing. In tal modo prevale la tendenza ad affidare alla tecnologia informatica - all’insegna dell’innovazione, ma in modo destrutturato - le dubbie possibilità di una soluzione, insieme ad evidenti speranze di salvezza che in realtà non può offrire, ma che comportano un oneroso dispendio di risorse.
Permane, dunque, l’assenza e la centralità di un motore per la crescita che aldilà delle discussioni di merito deve ruotare intorno alla necessità di ripresa degli investimenti e ripresa della domanda che non decolla; permane la necessità di un recupero del gap strutturale tra sud e nord,  specie attraverso la logistica e il sostegno alla produzione e tutti i problemi sembrano convergere verso un unico focus : l’EUROPA.
Si giunge così ad ipotizzare da parte di alcuni che IL SUD SIA MORTO DI DEVOLUTION  E DI FEDERALISMO, mentre altri non formulano ipotesi, ma affermano in modo deterministico che IL SUD E’ MORTO DI EUROPA.
Ci si chiede se non sia il solito gioco di cattura del consenso che tanto è costato al mancato bene comune di tutto il Paese. E’ questo il bene da recuperare, senza il quale ogni sviluppo non è necessariamente progresso.



martedì 1 dicembre 2015

I DERIVATI SONO RICCHEZZA VERA ? LA BOLLA DERIVATI SEMBRA NON PREOCCUPARE LE BORSE!


Un interessante articolo del Sole24ore sui derivati
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-11-30/se-quelle-30-banche-valgono-76percento-pil-mondiale-211614.shtml?uuid=AC2wqSkB
Stranamente le grandi potenze economiche europee sono molto più esposte dell'Italia al rischio derivati, ma i "Mercati" sembrano non percepirlo e alcuni osservatori si focalizzano ancora - forse strumentalmente - sul rischio dei "debiti sovrani", ma del vero rischio che comportano i derivati in molti ne parlano malvolentieri.
Basta dare un'occhiata a questi grafici per rendersi conto della situazione :
http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/Finanza%20e%20Mercati/2015/11/tabelle.pdf
Secondo quanto riportato da autorevoli quotidiani – sebbene il valore netto sia  molto inferiore -  si  calcola che l'intero mercato di questi strumenti derivati ammonti (dati 2012) a 647 mila miliardi di dollari di valore nominale, 14 volte più grande della capitalizzazione di tutte le Borse dell’intero globo e nove volte più grande del Pil del mondo intero. Si tratta di cifre enormi, di ricchezza avulsa dall'economia reale, che non potrà mai essere esigibile interamente in alcun modo, aldilà della capacità degli Stati (tutta da dimostrare!) di ripagare i propri debiti sovrani . 
Non sembra una contraddizione che “i Mercati” siano così preoccupati dei “debiti sovrani” al punto da emettere, attraverso le agenzie di rating, classifiche e raccomandazioni su chicchessia, e poi ignorare il problema del volume spropositato dei derivati? Come commenta in un vecchio articolo del 2012 il Sole24Ore “si tratta in realtà di contratti che sono stati inventati con uno scopo nobile: "gestire i rischi”. La stragrande maggioranza di questi strumenti, pari a 504mila miliardi di dollari, è costruita su tassi d'interesse: serve dunque a chi vuole trasformare un finanziamento a tasso fisso in variabile, o viceversa. Il resto è dato da derivati su valute (63mila miliardi), su azioni (6mila) e su materie prime (3mila). Ci sono poi i credit default swap (che valgono 28mila miliardi di valore nominale): si tratta di polizze assicurative, usate dagli investitori per coprirsi dal rischio di fallimento di qualunque debitore al mondo.  
Insomma: non esisterebbero derivati "cattivi". Cattivo, però, può esser l'uso che ne viene fatto. (vedi l'articolo di Morya Longo - Il Sole 24 Ore - su http://24o.it/YK81E )”
Viene voglia di dire che i derivati sono così sfuggenti e aleatori che la ricchezza che essi rappresentano può essere ricchezza vera solo in un mondo in pace e fuori da ogni crisi; altrimenti corrono il rischio di essere ricchezza  virtuale ed inesigibile.

lunedì 23 novembre 2015

PER COMPRENDERE LA GENESI DEL CONFLITTO IN SIRIA E DELL'ISIS


UN VIDEO SU YOUTUBE ED UNO SU "La 7 Tv" CHE AIUTANO A FAR CHIAREZZA SULLA GENESI DEL CONFLITTO IN SIRIA E DELL'ISIS

https://www.youtube.com/watch?v=LKtWekfXtng

http://www.la7.it/tgla7/rivedila7/speciale-tgla7-guerra-al-terrorismo-21-11-2015-168284

ECCO INVECE LA RAPPRESENTAZIONE CHE NE DA' LA SATIRA NOSTRANA :

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/crozza-risate-amare-la-verita-sul-terrorismo/219316/218516

CHI HA INTERESSE A LIMITARE LA LIQUIDITA' CHE IMPEDISCE "LA RIPRESA" ?

IL SOLE 24 ORE TITOLA:

La liquidità esce dalla porta ma rientra dalla finestra: l’80% dei soldi del «Qe» è parcheggiato a Francoforte

QUALI SONO LE RAGIONI ?

Occorre ricordare che secondo leggi dell'economia  :

1) il prodotto dei prezzi per le relative quantità di merci prodotte (in un anno in un determinato sistema economico) è uguale alla quantità di moneta circolante per la velocità di circolazione della moneta (in quello stesso anno). Immissione di moneta possono indurre inflazione, ma la scarsità di moneta limita la possibilità di crescita.

2) la cosiddetta curva di Phillips (ricavata non per via teorica, ma su dati concreti) mostra la necessità di un "trade-off" tra disoccupazione e inflazione nel senso che non si può avere al tempo stesso bassa inflazione e alta occupazione.

L'adozione del Qe a livello europeo è una manifesta volontà di attuare una determinata scelta di politica monetaria e conseguentemente economica, ma a quanto pare i meccanismi "locali" possono bloccare le politiche adottate a livello centrale.

PUO'  FUNZIONARE COSI' L'EUROPA,?

Vedasi l'articolo al link seguente :
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-11-23/la-liquidita-esce-porta-ma-rientra-finestra-l-80percento-soldi-pompati-bce-il-qe-e-parcheggiato-francoforte-102006.shtml?uuid=ACuMiUfB

UNA POSSIBILE SPIEGAZIONE VIENE FORNITA DAL FLASH "IL CAVALLO NON BEVE SE NON HA SETE" FORNITA  DA "POPOLARI LIBERI E FORTI" AL SEGUENTE LINK :
http://popolariliberieforti.it/flash/flash371.pdf
QUALORA TALE SPIEGAZIONE FOSSE ESATTA SAREBBE LA ENNESIMA RIPROVA CHE SIAMO DI FRONTE AD UN SISTEMA CHE ALIMENTA SE STESSO ATTRAVERSO UN CAROSELLO DI GIOCHI BANCARI E DI TITOLI IN CUI LA PRESENZA E LE NECESSITA' DI FAMIGLIE ED IMPRESE - SPECIE LE PIU' "SOFFERENTI" - E' PURAMENTE INCIDENTALE.

sabato 14 novembre 2015

ATTENTATO DI PARIGI - Il Messaggio di "Religions for Peace" - Sezione italiana

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L'orribile strage terroristica di Parigi, riconosciamolo, è un colpo al cuore per tutti e forse ancora di più per quanti si impegnano a favorire la coesistenza pacifica fondata sul valore della dignità umana e sul rispetto positivo delle differenze.

Per le persone di fede questa crudeltà omicida è ancora più dolorosa in quanto perpetrata in nome di Dio: può esserci profanazione più grande del suo nome che abusarne per fare scempio della vita degli altri, ma anche della propria?

Non sappiamo dove porterà questa spirale di violenza e di morte, ma certamente non possiamo cedere alla disperazione, lasciandoci contagiare da quella che ha già accecato i terroristi per i quali la "Soluzione Finale" rassicurante consiste nell'eliminazione di chiunque altro non si sottometta al loro dominio.

Mentre esprimiamo la nostra fraterna vicinanza ai familiari  ed agli amici delle vittime innocenti ed a tutto il popolo francese, attraverso l'affetto e la preghiera, ci impegniamo a proseguire nella nostra azione comune per la giustizia e la pace.

La terribile minaccia alla pace rappresentata dall'ISIS richiede interventi efficaci e proporzionati per mettere i terroristi in condizione di non nuocere, ma occorre anche un ripensamento profondo sulle cause remote e prossime che hanno reso possibile arrivare a tanto. Ricostruire su basi più giuste le relazioni internazionali non solo in Medio Oriente è la via maestra per invertire la tendenza ad una guerra senza fine.


Ogni persona di buona volontà può dare il suo contributo affinché la Paura non prenda il possesso definitivo nei nostri cuori e nelle nostre menti con tutto il carico di violenza e distruzione che essa inevitabilmente comporta.

14 Novembre 2015

mercoledì 11 novembre 2015

APPUNTI DI UN CATTOLICO SULL'AMBIENTE - Prof. Paolo Togni

Si riporta un'interessante e singolare nota, dal titolo "Appunti di un cattolico sull’ambiente"- Sviluppati in occasione e sulla base di un Convegno organizzato ad Assisi da Sorella Natura.
La nota scritta dal Prof. Paolo Togni (già Capo Gabinetto del Ministero dell'Ambiente e già Amministratore di Sogin Spa)  analizza i rapporti fra fede, creazionismo, evoluzionismo ed il ruolo dell’uomo come utilizzatore/gestore dell’ambiente.
Particolare attenzione richiamano alcuni passaggi e considerazioni  sulla recente Enciclica "Laudato sì' " anche nei suoi aspetti di tipo sociale, oltre che di custodia del creato.

La nota è disponibile al link seguente :

PROPOSTA AL COMITATO "CIVILTA DELL'AMORE" - IN OCCASIONE DEL SEMINARIO 2015 AD ASSISI - DI LINEE GUIDA PER UNO STUDIO

In occasione del seminario del Comitato "Civiltà dell'Amore" che sarà tenuto ad Assisi il 20/11/2015 nell'ambito del proprio "Programma Europa abbraccia l'Africa" è stata sottoposta la seguente proposta di Linee Guida per l'esecuzione di uno Studio a largo spettro ma incentrato sul Fondo Fiduciario Europeo (1,8 GEuro) così destinato :
- 750 MEuro ai paesi del Sahel;
- 750 MEuro ai paesi del Corno d'Africa;
- 300 MEuro ai paesi del Nord'Africa
Auguriamo buon lavoro al Comitato e a tutti gli Esperti che saranno coinvolti nel Gruppo di Lavoro nell'auspicio che tale Studio possa raggiungere gli obiettivi prefissati.
Le linee guida proposte si trovano al seguente link:
https://drive.google.com/drive/folders/0ByLf7ezstqYHSzQtdzFqcEZhMEU


Nell'incontro tenutosi a La Valletta il 12/11/2015 :

I leader Ue danno il via libera al fondo di sostegno allo sviluppo in Africa

Al fondo UE dovrebbe aggiungersi un importo di pari entità da parte dei 28 paesi membri.
Vedi il seguente link:

PARLANDO DI FAMIGLIA

In occasione dell’incontro a Carpineto - del 21/11/2015 - organizzato da Bioacademyonline con la Congregazione delle Sacramentine per le celebrazioni del 300° della loro Fondazione.
°°°     °°°     °°°
Uno dei maggiori quotidiani nazionali titola :
"Istat, in Italia sempre meno matrimoni. Dal 2008 raddoppiate le unioni di fatto"
spiegando nel sottotitolo che :
"Le convivenze sono oltre un milione. Nel 2014 celebrati 189.765 matrimoni, meno 57mila in cinque anni. Libere unioni modalità sempre più diffusa di formazione della famiglia: oltre un nato su quattro nel 2014 ha genitori non coniugati. Ci si sposa di meno per il calo delle nascite dell'ultimo trentennio: ridotta la popolazione nella fascia 16-34 anni. In flessione anche i matrimoni misti, si assestano divorzi e separazioni"
(per l'intero articolo vedasi il link seguente :
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/12/news/istat_in_italia_sempre_meno_matrimoni_raddoppiate_coppie_di_fatto-127170898/?ref=HREC1-1 )

Questa circostanza è un’opportunità per argomentare sul tema della famiglia.

Si può iniziare con il concetto di <<famiglia come salvezza>> richiamando alcuni paragrafi significativi della recente Evangelii Gaudium che ci parlano della crisi della famiglia, della conseguente delusione, dell'aridità che, a seguito delle prove cui sottopone il Mondo, può insorgere in alcuni, ma che può trasformarsi in una prova di Fede.

La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce «dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale».
……………………
È innegabile che molti si sentono delusi e cessano di identificarsi con la tradizione cattolica, che aumentano i genitori che non battezzano i figli e non insegnano loro a pregare, e che c’è un certo esodo verso altre comunità di fede. Alcune cause di questa rottura sono: la mancanza di spazi di dialogo in famiglia, l’influsso dei mezzi di comunicazione, il soggettivismo relativista, il consumismo sfrenato che stimola il mercato.
…………………….
Anche la propria famiglia o il proprio luogo di lavoro possono essere quell'ambiente arido dove si deve conservare la fede e cercare di irradiarla. Ma «è proprio a partire dall'esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi, uomini e donne.

Per cercare d'identificare “lo spirito del tempo” in tema di Famiglia, appare opportuno riportare una testimonianza riguardante : “L’incontro con una ragazza laureata in scienze politiche che per sopravvivere cercava di vendere ai passanti nel centro cittadino l’abbonamento alla rivista Cani & Gatti”. Si può immaginare con quali  guadagni!
Ascoltando la sua storia di precaria si è potuta interiorizzare la sua condizione di emarginazione in questa crisi che viviamo; fino a “sentire” la sua insicura condizione di sottoutilizzo, sino a sfiorare la commozione, ormai facilitata dalla canizie.
E’ apparso subito chiaro che la sua condizione nel mondo del lavoro è certamente aggravata dal suo essere donna.
E’ stato positivo ascoltare e apprezzare il suo progetto futuro di casa d’accoglienza, tutto rivolto al sociale, al soccorso altrui, in termini volontaristici ed altruistici.
Ma, pur nel breve scambio occasionale, sinceramente, non si è sentito pronunciare da lei le parole: matrimonio, famiglia, figli. E ci si chiede se nella sua condizione di precariato quella ragazza può, onestamente, porsi un simile obiettivo.
C’è da valutare, quindi,  se oggi questa triade <<matrimonio, famiglia, figli>>  possa ancora costituire – nelle condizioni attuali – un valore fondamentale agli occhi di molti giovani disoccupati o precari, o se essa non costituisca per essi, piuttosto – in tutto o in parte ed in maniera inconsapevole, quasi inconscia – un insieme di valori di cui si tenta di liberarsi disperando della Provvidenza in frangenti difficili.
Non si sa se fortunatamente o sfortunatamente, ma oggi siamo ben lontani dai tempi in cui il matrimonio veniva percepito – per la verità non soltanto dalle donne – come “sistemazione”.  
Oggi, si parla spesso, piuttosto, di scelta responsabile e consapevole. E la domanda che subito sorge è la seguente : in quanti casi si verifica questa scelta responsabile e consapevole?
Il concetto di "orfananza" ha riportato a galla i numeri della globalizzazione. Essi ci dicono che sul pianeta ci sono oltre 3,5 miliardi di poveri, di cui 2,5 miliardi sono a livello di sussistenza con 2 dollari al giorno e 1,5 miliardi non ha accesso ai servizi essenziali  (elettricità ed acqua, etc.). Gli stessi numeri ci dicono che ogni anno a queste misere schiere si aggiungono ulteriori 60 milioni di poveri  che ampliano la forbice tra ricchi e poveri.
E dov’è in tutto questo la possibilità di paternità e la maternità consapevole? Siamo di fronte ad un problema demografico e di sostenibilità su scala planetaria. Ma toccare questi temi alla luce della Fede lo ha tentato Papa Francesco ed è stato subito polemica.
I problemi della società di oggi non si riassumono certo tutti in questa triade : matrimonio, famiglia, figli; possiamo però affermare che ne costituiscono il nucleo centrale.
Dando uno sguardo alla società moderna e globalizzata non si può fare a meno di notare alcuni elementi distintivi che dovrebbero essere divenuti parte integrante della nostra civiltà. Ma, vediamo in che modo!
Si direbbe, infatti, che i Regni, gli Stati e le Nazioni sono stati storicamente e sono tuttora chiamati a sostenere politiche che promuovano la centralità e l’integrità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, prima e vitale cellula della società, facendosi carico anche dei problemi di sostenibilità economica, fiscale, educativa, nel rispetto della natura relazionale e sociale insita nella famiglia.
Ma, è ancora veramente così, in pratica? E lo è in maniera globalizzata? La risposta è certamente : no!
Come non notare che esiste in tutto ciò uno iato, una spaccatura, tra teoria e prassi, tra predicato e vissuto. E’ esattamente ciò che si verifica in modo analogo per la possibilità, più che per il diritto, ad un lavoro; un lavoro che, in ogni società, dovrebbe essere espressione della dignità di ogni essere umano: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità.
Insomma viviamo in uno stadio della civiltà che va negando nei fatti ciò che essa ha insegnato nei valori di riferimento, e va smantellando ciò che solo parzialmente ha realizzato, perché l’ha ormai ritenuto “non più sostenibile”; mentre al tempo stesso i problemi demografici che minano quella sostenibilità sembrano essere ignorati, quando non è addirittura condannato come tabù la loro aperta ed esplicita menzione.
L’insegnamento pastorale ci dice che non dovremmo essere troppo critici nei confronti del nostro tempo, perché esso ci è stato assegnato dal Creatore per vivere la nostra esperienza di vita su questo Mondo. Ma, possono i Cristiani far finta di ignorare e astenersi dal valutare realtà sotto i loro occhi?
Oggi il ruolo della famiglia nella società deve misurarsi non soltanto con le tradizionali forze che ne hanno storicamente frustrato le aspirazioni e i valori, ma anche con un nuovo nemico: quella crisi – non solo economica, ma soprattutto etica - che sembra vada  assumendo modalità  stabili e strutturali.
Pur di non cambiare “modello di crescita” si sostiene che la piramide dell’età richiede nuove nascite; che la civiltà e lo sviluppo lo impongono! Eppure, non sono poche oggi le coppie, che scelgono la convivenza, rinunciando a una formale unione matrimoniale, evitando accuratamente di procreare; adducendo motivazioni di carattere soprattutto economico. Sembra opinione diffusa che convenga essere liberi da vincoli familiari, visto che le condizioni sociali, specie dei giovani, sono  sempre più misere ed incompatibili con uno status di coppia “convenzionale” legata da inscindibili vincoli matrimoniali.
Aldilà delle promesse effimere, la politica  di questo tempo sembra sempre più impegnata a realizzare e legalizzare elitarie unioni civili che a sostenere e proteggere  la famiglia nelle sue forme tradizionali.
C’è da chiedersi seriamente quale potrà essere, il ruolo della famiglia per lo sviluppo futuro del paese e soprattutto per conservare cultura e fede.
Sembra quasi che la globalizzazione tra i diversi effetti collaterali stia macinando i tradizionali valori della famiglia, imponendo una grigia uniformità, in cui solo gli aspetti meramente materiali risaltano alla nostra attenzione facendo dimenticare come essa, in quanto famiglia, nasce in virtù di un sacramento : il matrimonio, dove nella coppia, all’atto del concepimento è già presente quella Triade (Padre, Figlio e Spirito) che genera la vita e le infonde dignità immanente e trascendente.
C’è da augurarsi di essere smentiti, ma i tempi che si prospettano appaiono molto difficili e oscuri. Eppure lo vediamo nelle tragedie migratorie di questi tempi: è sempre la famiglia, e all’interno di essa  la donna in particolare,  che in tragiche circostanze, seguendo una naturale vocazione, cerca di preservare e promuovere la vita in ogni condizione, riassumendo in sé il presidio della famiglia, luogo degli affetti, ma anche luogo deputato alla formazione dei valori spirituali e materiali da trasmettere alle generazioni future.
Nel frattempo, non possiamo che augurarci un cambiamento generale richiamando il valore profetico di una promessa; quella fatta dal Creatore al genere umano indotto ingannevolmente nel peccato dal Grande Istigatore : ”Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: tu le insidierai il calcagno, ma essa ti schiaccerà il capo”.
E’ il segno della promessa salvezza! E’ il segno della vittoria finale sul Signore del Male!

Ma, quel giorno lo attendiamo sinceramente? 

domenica 25 ottobre 2015

TRA LIBERISMO E ORIENTAMENTI KEYNESIANI


Viene talvolta ritenuto che uno dei teoremi economici dalle basi più solide che giustifica il libero mercato sia la “teoria del vantaggio comparato” ove si sostiene, in pratica, che se due diverse “parti” (persone, nazioni o gruppi) producono beni con un rendimento differente, avviare una attività commerciale sarà vantaggioso per entrambe le parti, persino se una delle due sa fare tutto meglio dell’altra. Probabilmente il problema, però, è più complesso e attiene ad un problema generale di “equilibrio”, non solo in senso economico, ma in senso lato.
La polemica tra ultra-liberisti e ultra-keynesiani ha caratterizzato l’intero decorso della recente crisi economica sino ai nostri giorni e non accenna a diminuire, alimentata anche da molti contenuti che si ritrovano ovunque nella cronaca economica quotidiana, nel dibattito politico, come pure nella Dottrina Sociale della Chiesa, specie dopo le più recenti encicliche “Caritas in Veritate”, “Evangelii Gaudium” e “Laudato Sì’“ che mettono l’accento sui poveri e quindi sul cuore del Vangelo.
Un interessante articolo dal titolo << Il socialismo del XXI secolo - Il ritorno del “keynesismo idraulico”? >> di Eugenio Somaini, Professore emerito di Politica economica presso l’Università di Parma, è apparso il 10 Ottobre 2015 sul sito dell’Istituto Bruno Leoni al seguente link
Il seguente stralcio introduttivo dell’articolo illustra i temi che vengono dibattuti con molta precisione ed efficacia.
 “Gira e rigira le posizioni di quanti si oppongono alle politiche di rigore finanziario e/o a riforme di stampo liberale ruotano intorno ai seguenti punti: la spesa pubblica non deve essere tagliata, ma piuttosto aumentata e riqualificata, concentrandola sugli investimenti in infrastrutture, sulla ricerca e sul sostegno alle fasce più bisognose e alle aree più arretrate; l’osservanza di vincoli di bilancio è da evitare in una fase di recessione in quanto pro-ciclica, ma nel più lungo periodo può essere resa compatibile con un sensibile aumento della spesa pubblica grazie agli effetti espansivi che la stessa avrebbe sul reddito (e quindi anche sul gettito fiscale), soprattutto quando il prelievo si concentri sulle fasce di reddito più elevate; le misure di liberalizzazione, in particolare quelle riguardanti i rapporti di lavoro, non danno alcun contributo al superamento della crisi, ma piuttosto ne aggravano le conseguenze sociali e rappresentano comunque un attentato a diritti fondamentali. Tali idee condivise dalle correnti più radicali dei partiti di sinistra (da Corbyn, a Tsipras, alla sinistra del PD) non sono in fondo che una riproposizione di quella combinazione di keynesismo e di welfare che potremmo definire socialdemocratica e che ha dominato la scena negli anni che vanno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla metà degli anni ’70. Le ipotesi sulle quali quelle posizioni si fondano sono sostanzialmente tre: i) la prima, e più generale, è che i comportamenti economici rispondano in modo prevedibile agli impulsi che vengono loro impartiti e possano essere plasmati dai governi attraverso un dosaggio di stimoli e di freni, conciliando gli obiettivi immediati di natura congiunturale con quelli di lungo periodo di una crescita sostenuta e di una società più equa e democratica; ii) la seconda è che i soggetti con redditi più elevati abbiano una propensione al risparmio sistematicamente superiore a quella del resto della popolazione e che pertanto un inasprimento del prelievo fiscale a loro carico accompagnato da un uguale alleggerimento di quello sulle fasce di reddito inferiori abbia di per sé effetti espansivi; iii) terza è che i redditi generati dalla spesa pubblica abbiano non solo un titolo di autenticità pari a quello dei redditi generati privatamente, ma anche uno status e una valenza superiori, in quanto motivati da scelte più lungimiranti (riguardanti la crescita, il rispetto dell’ambiente ecc.) e in quanto modellabili secondo criteri di equità distributiva.”
Ciascuna di queste argomentazioni viene affrontata e discussa giungendo a riaffermare il valore del libero mercato, contrapposto  non solo al discreditato “keynesismo idraulico”, ma anche all’inadeguatezza dell’impostazione keynesiana più autentica fondata su interventi dello Stato.
Aldilà della questione di principio che vede comunque la necessità di un intervento statale, e quindi una “interferenza “ con il mercato, anche li dove si punti a realizzare un libero mercato (che di solito non è una manifestazione spontanea e naturale di un assetto economico!), è però da notare che i cosiddetti “vincoli”, come mostra una “ideale” economia Coaseiana, sembrano difficilmente sopprimibili. Ciò accade anche perché “l’informazione” ha di fatto un costo e ciò crea ostacoli seri alla piena realizzazione di un libero mercato.  Su tale argomento, viste le implicazioni “morali” che di solito vengono addotte, si vuole in questo contesto suggerire un altro articolo <<La distinzione Valore / Fatto: Il Teorema di Coase Unifica Economia Normativa e Positiva>> di Frank Tipler - Tulane University New Orleans. Copia elettronica di questo documento è disponibile all'indirizzo: http://ssrn.com/abstract=959855 di cui si riporta qui di seguito la traduzione dell’ABSTRACT predisposto dall’autore:
“Mostro che in un vero e proprio mondo di Coase - un mondo senza costi di transazione – non ci sarebbe disaccordo sulle questioni morali. Non ci sarebbe alcun disaccordo su quella che dovrebbe essere l’adeguata distribuzione del reddito. Non ci sarebbe alcun disaccordo sulla questione della pena capitale o l'aborto. Se il governo ha cercato di ridistribuire reddito in contrasto con l’ideale dell’assenza di costi di transazione, quindi in un mondo di Coase, i beneficiari restituirebbero il denaro a coloro da cui è stato preso attraverso la tassazione. Studi empirici di un'economia quasi Coaseiana  mostrano che questa  prevista restituzione si verifica. Così disaccordi sui valori sono in realtà disaccordi sui fatti. Sosterrò che il Teorema di Coase stesso suggerisce una regola morale: agire per ridurre al minimo i costi di transazione.”

Così, nella contrapposizione “TRA LIBERISMO E ORIENTAMENTI KEYNESIANI” emerge la presenza di impostazioni ideali che caratterizzano entrambe le posizioni, per cui sembra effettivamente presente un problema generale di “equilibrio”, non solo in senso economico, ma in senso lato come affermato sin dall’inizio.

giovedì 15 ottobre 2015

DEUS EX SILICO - di Frank J. Tipler

Deus Ex Silico – è un pezzo del fisico Prof. Frank J. Tipler della Tulane University di New Orleans che è reperibile nella versione originale a  http://archive.wired.com/wired/archive/8.01/god_pr.html . Per comprendere appieno la visione del mondo di Tipler ed in particolare ciò di cui egli parla in questo scritto, qui di seguito tradotto, occorre riferirsi ai suoi due celebri volumi "Fisica dell'immortalità" e "Fisica del Cristianesimo", editi in Italia da Mondadori.

Dello stesso autore si segnala anche l'articolo The Omega Point as Eschaton: Answers to Pannenberg’s Questions for Scientists (Frank J. Tipler - Zygon: Journal of Religion & Science, Vol. 24, Issue 2 (June 1989, pp. 217–253) di cui è utile riportare qui di seguito un sommario , prima ancora della lettura di "Deus Ex Silico" poichè ne può costituire una utile introduzione. Ovviamente la lettura dei testi in lingua originale è consigliabile anche perché essi sono facilmente reperibili in rete e meglio trasmettono la visione e la "spiritualità scientifica" di Tipler.

SOMMARIO di:

The Omega Point as Eschaton: Answers to Pannenberg’s Questions for Scientists
Frank J. Tipler
Zygon: Journal of Religion & Science, Vol. 24, Issue 2 (June 1989), pp. 217–253

Nell'articolo viene presentato da Tipler uno schema della teoria del Punto Omega, che è un modello per un Dio, in persona, onnipresente, onnisciente, onnipotente,  in evoluzione che è al tempo stesso trascendente  rispetto allo spaziotempo ed immanente in esso, e che esiste necessariamente. Il modello è definito "una teoria fisica falsificabile" (presumibilmente per prevenire l'obiezione popperiana), che deriva i suoi concetti chiave non da qualsiasi tradizione religiosa, ma dalla moderna cosmologia fisica e informatica; dal materialismo scientifico piuttosto che dalla rivelazione. Vengono date quattro previsioni verificabili del modello. La teoria presuppone che il pensiero sia un processo puramente fisico del cervello, e che la personalità muoia col cervello. Tipler ritiene, quindi, di aver dimostrato che la teoria del Punto Omega suggerisca una futura risurrezione universale dei morti molto simile a quella prevista nella tradizione giudaico-cristiana-islamica. Le nozioni di "Grazia" e la "visione beatifica" appaiono naturalmente nel modello.

L'articolo è reperibile al seguente link.
http://docslide.us/education/the-omega-point-as-eschaton-answers-to-pannenbergs-questions-for-scientists-by-frank-tipler.html

TRADUZIONE di :
Deus Ex Silico
Un fisico spiega perché Dio è nei chip
Di Frank J. Tipler
Entro gli ultimi decenni del 21 ° secolo, il culto della chiesa prenderà ancora la forma di lettura di brani di testi tradizionali - la Bibbia, il Corano, i Rig Veda - ma  sacerdoti-fisici presiederanno le funzioni. Essi mostreranno ai fedeli come la Parola porti gli echi della più grande scoperta della cosmologia fisica: che le leggi della fisica richiedono l'esistenza di Dio, il Paradiso, la resurrezione e la vita eterna. Tecnicamente, i fedeli saranno razionalisti scientifici perché la teologia sarà una branca della scienza. Agli scienziati è richiesto di essere scettici, ma in realtà, la fede in Dio tra 100 anni sarà come la credenza nella teoria dell'evoluzione oggi: Tutte le persone istruite accetteranno Dio come realtà.
Cosa questi colti fedeli del futuro troveranno difficile da credere, tuttavia, è la vecchia idea del 20 ° secolo di un'anima . Sarà perfettamente ovvio per loro che quello che noi consideriamo come l'essenza umana metafisica e trascendente non è altro che un particolare (e molto complicato) programma di computer che gira su una macchina di calcolo chiamata cervello. Oggi, tutti sanno che la Terra è rotonda, perché siamo in grado di viaggiare intorno ad essa. Le generazioni future sapranno che non c'è niente di mistico nel “wetware” perché entro il 2100, la legge di Moore ci avrà dato minuscoli computer quantistici abbastanza potenti per caricare un'anima umana. Fedeli timorati di Dio alla fine del prossimo secolo saranno in grado, infatti, di gioire della vita nel silicio. Si tratta di un passo necessario per realizzare il piano di Dio - per andare avanti e moltiplicarsi in tutto l'universo.
C'è solo un metodo pratico di colonizzazione interstellare: astronavi abbastanza piccole per accelerare in modo efficiente verso velocità prossime a quella della luce. I computer quantistici potrebbero codificare un'intera città simulata contenente migliaia di esseri umani in pochi grammi. Macchine di von Neumann in nanoscala - in grado di costruire qualsiasi altra macchina - completeranno il carico utile. Potenziata dall’annientamento materia-antimateria, un'astronave di 1 chilogrammo potrebbe raggiungere Proxima Centauri, la stella più vicina, in soli cinque anni. L’accelerazione sarà molto rapida perché gli esseri umani virtuali hanno bisogno di esperienza solo per la solita accelerazione di gravità 1 nel loro ambiente virtuale. La regolazione della velocità di clock del computer dell’astronave potrebbe rendere il tempo di viaggio tale che sembri più breve di un batter d'occhio.
Uploads umani hanno un tale vantaggio naturale rispetto alle persone di oggi nell’ambiente dello spazio, che è estremamente improbabile che esseri in carne e ossa saranno in grado mai d’impegnarsi in un viaggio interstellare.
Le macchine di von Neumann si avvarranno della enorme quantità di materiale - meteore, asteroidi, pianeti - presenti in tutti i sistemi stellari per costruire più macchine di von Neumann. Se il veicolo spaziale fa due copie di se stesso a Proxima Centauri da inviare alla vicina Tau Ceti e Sirius, e quelle sonde a loro volta fanno copie di se stessi da inviare ancora ad altri sistemi stellari, l'intera Via Lattea sarà esplorata e colonizzata in meno di 1 milioni di anni. In altri 10 milioni di anni, il Gruppo Locale di galassie sarà esplorato e colonizzato. In altri 100 milioni di anni, l'ammasso di galassie della Vergine sarà completamente colonizzato. La Terra sarà completamente smontata per fornire la materia prima per l'espansione della biosfera molto prima del suo appuntamento programmato con il sole in espansione dopo 5 miliardi di anni. La bellezza del processo di colonizzazione è che è esponenziale, ingolfando completamente l'universo con la vita umana originata dal computer di origine in 10 milioni di miliardi di anni da oggi.

I sacerdoti-fisici del 2100 saranno vivi per testimoniare l'inizio di questo processo e predicheranno che vicino alla fine del tempo la nostra progenie avrà trasformato ogni ultimo atomo nell'universo in macchina elaboratrice. Inoltre, questo computer-cum-universo sarà in grado di guidare il collasso dell'universo in modo da massimizzare la sua potenza di elaborazione - all'infinito. Entro la fine del tempo, questo calcolatore universale saprà tutto ciò che è possibile sapere. Se i nostri discendenti che vivono in esso sono qualche cosa come noi - un presupposto sicuro - una delle prime cose che faranno con questa potenza di elaborazione è di simulare tutto nel passato. Il primo upload di essere umano a computer del 2100 dimostrerà che una simulazione perfetta è la cosa simulata - che l'anima di silicio non ha bisogno di un corpo fisico da abitare. Così alla fine ognuno che sia mai vissuto sarà resuscitato all'interno di una macchina vivente indistinguibile da Dio. Non è incredibile quello che si può fare con spazio illimitato su disco rigido? Amen.

martedì 13 ottobre 2015

EURO: MONETA EUROPEA - Un trend e una mappa di Limes da ricordare

http://www.associazioneambientesocieta.it/as/index.php/Tematiche-Socio-Economico-Politiche/il-dollaro-leuro-e-la-crisi.html
Reserves
The US dollar and the Euro make up 90% of Allocated Reserves globally.
Unallocated  Reserves are not included in this graph, although they make up over 45% of total world foreign exchange holdings
(Fonte : Wikipedia).

Vedi anche articolo al link seguente:
http://temi.repubblica.it/limes/la-moneta-e-limpero-dietro-le-guerre-geopolitiche/67715


monetenelmondo

mercoledì 7 ottobre 2015

RELIGIONI PER LA PACE: Dichiarazione su lo Sviluppo Sostenibile

Sabato 10/10/2015 alle ore 16, presso le strutture della Comunità Montana (ex Istituto Scolastico Sacramentino) di Segni (Rm), alla presenza del Sindaco della cittadina romana e del Vescovo Mons. Lorenzo Loppa è stato tenuto dalla Congregazione del SS. Sacramento e dalla Bioacademyonline, un incontro pubblico dove si sono ritrovati moltissimi ex alunni. Tale incontro si inquadra tra le celebrazioni del 300esimo anniversario della fondazione della Congregazione del SS. Sacramento da parte del Beato Pierre Vigne.
Oltre alle citate autorita' sono intervenuti il Prof. C. Conte, Suor Concetta Maria Massa della Congregazione Sacramentina romana e il Dott. R.Morelli. Per l'occasione è stata distribuita agli intervenuti la seguente Dichiarazione di Religioni per la Pace del 5/10/2015.




RELIGIONI PER LA PACE
ORIGINALE IN INGLESE 
TRADUZIONE IN ITALIANO
Religions for Peace International Executive Committee - Statement on Sustainable Development

Shared Well-Being: Multi-Religious Values for Sustainable Development

The nations of the world have adopted 17 Sustainable Development Goals (SDGs). These goals are for everyone on earth. They aim to end poverty and hunger; ensure clean water, affordable energy, health care and education for all; protect the world’s ecosystems and shift to a sustainable use of the earth’s resources; and build more inclusive, just and peaceful societies.
We enthusiastically urge the implementation of the SDGs and the embrace of the unifying concept of “sustainable development.” Together, they are critical for the progress of all peoples. They make it clear that “social inclusion” and “environmental sustainability” are integral to development. We applaud the fact that, in shaping the goals, there was wide consultation among the peoples of the world—underlining the fact that every person is called to be a subject of development.
We believe that our respective religious traditions share far-reaching moral values that underpin the SDGs. In addition, they advance personal and social virtues that are necessary for their achievement. We are convinced that each religious community can fold these vital goals into its own holistic notion of human flourishing. And by cooperation across our traditions and with others, we believe that the best fruits of the modern sciences can be combined with the tested wisdom of millennia of religious experience in the service of sustainable development.


A Basic Moral Case for the SDGs

The facts are scandalous. Almost two and a half billion people are mired in poverty, living on less than $2 a day. Almost a billion go hungry every day, in a world where about a third of all food is wasted. People in the richest countries live on average twenty years longer than people in the poorest countries. The chasm between rich and poor grows deeper. A mere eighty people now control as much wealth as half of the world’s population. If trends continue, the richest 1 percent will soon own more than all the rest. Inequality within countries has become especially stark, including in the world’s wealthiest nations.
At the same time, the human family is trespassing crucial planetary boundaries and disrupting the earth’s natural balance, with potentially catastrophic consequences. The burning of fossil fuels that powers our modern global economy is sabotaging the progress it promises. The world’s poor are already paying dearly for these transgressions. The bottom three billion people account for a mere 6 percent of carbon dioxide emissions, and yet they will continue to bear the brunt of climate change.
This state of affairs is not sustainable, tolerable, or morally acceptable. Our best natural and human scientists share that we have the collective human capacity to change course toward sustainable development. Diverse religious and moral traditions agree that the greater the capacity to address a grave moral threat, the greater the responsibility to do so. Our collective capacity to include all people in sustainable development founds a basic moral imperative: refusing to advance sustainable development is a destructive self-contradiction that will sabotage our possibilities of living in harmony with one another and the natural world.




Shared Well-Being—a Multi-Religious Vision of Integral Sustainable Development

As we commit ourselves to implement the SDGs, we recall that our respective religious traditions point—each in its own way—to a vision of “shared well-being” based on the profound reciprocity between human dignity and social well-being that is anchored in each religion’s respective experience of the Sacred. Indeed, this notion of shared well-being was unanimously affirmed by over 700 diverse senior religious leaders—including men, women and youth—during the Religions for Peace World Assembly in 2013. We are convinced that advancing shared well-being can powerfully support sustainable development.
Shared well-being includes a conviction that the call to develop is an inner summons that beckons every person to unfold his or her personal dignity across all dimensions—cultural, social, economic, political, emotional, intellectual, aesthetic, and religious. It is based on the understanding—common to religious traditions—that human beings find meaning in being and becoming, rather than simply having and accumulating.
As the same time, shared well-being includes the conviction that the call to personal development is directly related to the obligation to build up the common good, which includes the natural world. We believe that human beings are oriented beyond selfish egoism toward solidarity, beyond conflict toward cooperation. We affirm that people find true meaning through caring relationships with others and that, ultimately, all are in varying ways responsible for all. Just as each is called to contribute to the common good, each is, in turn, to be supported by it. This profound reciprocity extends across time and must include concern to live in harmony with the environment.
Our traditions teach that a foundation of shared well-being lies in this deep reciprocity between personal and communal development. This calls for the patient and resolute cultivation of both personal and social virtues. We believe that these personal and social virtues are foundational to the personal and social “capital” essential to the achievement of the SDGs.
This positive reciprocity between the concrete flourishing of human dignity and the common good across generations also provides us with a framework to assess the relative adequacy of our political, economic and social systems. To the degree that these systems thwart or ignore this profound reciprocity, they will need to be reformed to make them better servants of a truly integral sustainable development. Only in this way will the SDG goal of promoting peaceful, just and inclusive societies be achieved.
So while the success of the SDGs will clearly depend on the power of science and human ingenuity, we are convinced that the moral impulses that animate our respective traditions are equally important. Each of our religious communities has its own way of understanding the call to support the integral development of the “other.” These traditions are specific to each religious community, and include striving for justice, accepting self-sacrifice for the well-being of others, bearing innocent suffering for peace, returning good for evil, extending forgiveness and expressing universal compassion and love. These priceless virtues can powerfully build up the common good, particularly where it has been deeply wounded.
We commit to uniting the best of science with the shared wisdom of our respective religious traditions to advance sustainable development that nurtures human dignity and the common good in harmony with the earth.

Calls to Action

As we religious representatives commit to help implement the SDGs, we call upon:
All peoples to adopt the values and cultivate the virtues of sustainable development in their personal and professional lives;
All nation states to embrace a holistic notion of sustainable development and prioritize the achievement of the SDGs as policy goals, and for each state to work in solidarity with the others, especially those with greatest needs;
All governments and relevant inter-governmental bodies to establish just frameworks and institutions for the operation of national and global economies—including for trading, investing and other business operations and taxation—that promote sustainable development.
The business community to use its creativity and ingenuity to support sustainable development and an economy of inclusion that eschews short-term thinking that does not build true value and that creatively links profits to the shared well-being of all people;
Civil society to partner with nations in the implementation of the SDGs, and to hold political leaders accountable for the success of the SDGs;
Religious communities and each religious believer to support the SDGs through action, education and advocacy and to help build the trust that can support collaboration for sustainable development.

Conclusion

Let us choose solidarity over narrow self-interest, true values over fleeting and self-centered satisfactions, and “welcome” over “exclusion.” Let us honor deeply—each in his or her own way—the mysterious beauty of human dignity and the priceless wealth of our common good.

5 October 2015
777 United Nations Plaza
New York, New York
Religioni per la Pace Comitato Esecutivo Internazionale - Dichiarazione sullo sviluppo sostenibile

Benessere Condiviso: I Valori Multi-religiosi per lo Sviluppo Sostenibile

Le nazioni del mondo hanno adottato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). Questi obiettivi sono per tutti sulla terra. Essi mirano a porre fine alla povertà e alla fame; assicurare acqua pulita, energia a prezzi accessibili, l'assistenza sanitaria e l'istruzione per tutti; proteggere gli ecosistemi del mondo e passare a un uso sostenibile delle risorse della terra; e costruire società più inclusive, giuste e pacifiche.
Noi entusiasticamente sollecitiamo l'attuazione degli OSS e abbracciamo il concetto unificante di "sviluppo sostenibile". Insieme, essi sono fondamentali per il progresso di tutti i popoli. Essi rendono chiaro che "l'inclusione sociale" e la "sostenibilità ambientale", sono parte integrante dello sviluppo. Plaudiamo al fatto che, nella definizione degli obiettivi, c'è stata un'ampia consultazione tra i popoli del mondo – sottolineando che ogni persona è chiamata ad essere argomento di sviluppo.
Siamo convinti che le nostre rispettive tradizioni religiose condividono la vasta portata dei valori morali che sono alla base degli OSS. Inoltre, essi fanno avanzare le virtù personali e sociali che sono necessarie per il loro conseguimento. Siamo convinti che ogni comunità religiosa può piegare questi obiettivi vitali in un proprio concetto olistico di sviluppo umano. E per la cooperazione tra le nostre tradizioni e quelle degli altri, crediamo che i frutti migliori delle scienze moderne possono essere combinati con la provata saggezza di millenni di esperienza religiosa al servizio di uno sviluppo sostenibile.

Un caso morale di base per gli OSS

I fatti sono scandalosi. Quasi due miliardi e mezzo di persone sono impantanati nella povertà, vivono con meno di 2 $ al giorno. Quasi un miliardo soffrono la fame ogni giorno, in un mondo dove circa un terzo di tutto il cibo è sprecato. La gente nei paesi più ricchi vivono in media venti anni più a lungo rispetto alle persone nei paesi più poveri. Il divario tra ricchi e poveri cresce più profondo. Soltanto ottanta persone ora controllano tanta ricchezza quanto metà della popolazione mondiale. Se la tendenza continuerà, il più ricco 1 per cento sarà presto in possesso più di tutto il resto. La disuguaglianza all'interno dei paesi è diventata particolarmente forte, anche nelle nazioni più ricche del mondo.
Allo stesso tempo, la famiglia umana sta violando i confini planetari cruciali e sconvolgendo l'equilibrio naturale della terra, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. La combustione di combustibili fossili che alimenta la nostra moderna economia globale sta sabotando i progressi che promette. I poveri del mondo stanno già pagando a caro prezzo per queste trasgressioni. Gli ultimi tre miliardi di persone rappresentano solo il 6 per cento delle emissioni di anidride carbonica, ma continueranno a sopportare il peso del cambiamento climatico.
Questo stato di cose non è sostenibile, tollerabile, o moralmente accettabile. I nostri migliori scienziati naturali e umani condividono che abbiamo la capacità umana collettiva di cambiare rotta verso lo sviluppo sostenibile. Tradizioni religiose e morali diverse concordano sul fatto che maggiore è la capacità di affrontare una minaccia morale grave, maggiore è la responsabilità di farlo. La nostra capacità collettiva di includere tutte le persone in uno sviluppo sostenibile fonda su un imperativo morale di base: il rifiuto di promuovere lo sviluppo sostenibile è una distruttiva contraddizione che saboterà le nostre possibilità di vivere in armonia tra noi e il mondo naturale.

Visione di Benessere Condiviso – Una Visione Multi-religiosa dello Sviluppo Sostenibile Integrale

Mentre ci impegniamo a implementare gli OSS, ricordiamo che le nostre rispettive tradizioni religiose puntano - ciascuna a suo modo - ad una visione di "condiviso benessere" basato sulla profonda reciprocità tra la dignità umana e il benessere sociale che viene ancorato nelle rispettive esperienze del Sacro di ciascuna religione. Infatti, questa nozione di condiviso benessere è stata proclamata all'unanimità da oltre 700 diversi alti dirigenti, tra cui religiosi, uomini, donne e giovani, nel corso dell’Assemblea Mondiale delle Religioni per la Pace nel 2013. Siamo convinti che avanzando il benessere condiviso possiamo essere in grado di supportare con forza lo  sviluppo sostenibile.
Il benessere condiviso include la convinzione che la chiamata allo sviluppo sia una impulso interiore che invita ogni persona a dispiegare la sua dignità personale in tutte le dimensioni-culturali, sociali, economiche, politiche, emotive, intellettuali, estetiche e religiose. Essa si basa sulla comprensione, comune alle tradizioni religiose, che gli esseri umani trovano significato nell’essere e nel divenire, piuttosto che semplicemente nell’avere e accumulare.
Allo stesso tempo, il benessere condiviso include la convinzione che la chiamata allo sviluppo personale è direttamente correlata all'obbligo di costruire il bene comune, che comprende il mondo naturale. Siamo convinti che gli esseri umani al di là dell’egoismo incentrato su se stessi sono orientati verso la solidarietà, al di là del conflitto sono orientati verso la cooperazione. Affermiamo che le persone trovano vero significato attraverso la cura di relazioni con gli altri e che, alla fine, sono tutti in vari modi responsabili di tutti. Proprio come ciascuno è chiamato a contribuire al bene comune, ciascuno è, a sua volta, degno di esserne sostenuto. Questa profonda reciprocità si estende attraverso il tempo e deve includere la preoccupazione di vivere in armonia con l'ambiente.
Le nostre tradizioni insegnano che una base di comune benessere si trova in questa profonda reciprocità tra sviluppo personale e comunitario. Ciò richiede la paziente e risoluta coltivazione di entrambe le virtù personali e sociali. Noi crediamo che queste virtù personali e sociali siano fondamentali per il "capitale" personale e sociale essenziale per il raggiungimento degli OSS.
Questa reciprocità positiva tra il fiorire concreto della dignità umana e il bene comune tra le generazioni ci fornisce anche un quadro di riferimento per valutare la relativa adeguatezza dei nostri sistemi politici, economici e sociali. Nella misura in cui questi sistemi contrastano o ignorano questa profonda reciprocità, dovranno essere riformati per renderli migliori servitori di uno sviluppo sostenibile veramente integrale. Solo in questo modo sarà raggiunto l'obiettivo di promuovere gli OSS pacifici, di promuovere società giuste e inclusive.
Così, mentre il successo degli OSS dipenderà chiaramente dal potere della scienza e dell'ingegno umano, siamo convinti che gli impulsi morali che animano le nostre rispettive tradizioni sono ugualmente importanti. Ognuna delle nostre comunità religiose ha il suo modo di intendere la chiamata a sostenere lo sviluppo integrale dell' "altro". Queste tradizioni sono specifiche per ogni comunità religiosa e comprendono la lotta per la giustizia, accettando il sacrificio di sé per il benessere degli altri , sopportando dolore innocente per la pace, restituendo bene per il male, estendendo il perdono ed esprimendo compassione universale e di amore. Queste virtù inestimabili possono potentemente costruire il bene comune, in particolare se è stato profondamente ferito.
Ci impegniamo a unire il meglio della scienza con la saggezza comune delle nostre rispettive tradizioni religiose per promuovere lo sviluppo sostenibile, che nutre la dignità umana e il bene comune, in armonia con la terra.

Inviti all'azione

Come noi rappresentanti religiosi ci impegniamo a contribuire ad attuare gli OSS, invochiamo:
Tutti i popoli ad adottare i valori e coltivare le virtù di uno sviluppo sostenibile nella loro vita personale e professionale;
Tutti gli stati-nazione ad abbracciare un concetto olistico di sviluppo sostenibile e priorità nel raggiungimento degli OSS come obiettivi politici, lavorando ogni stato in solidarietà con gli altri, in particolare quelli con maggiori necessità;
Tutti i governi e gli organismi intergovernativi a stabilire solo i quadri di riferimento e le istituzioni per il funzionamento delle economie, nazionali e globali, compreso il commercio, l’ investimento e le altre operazioni commerciali e della fiscalità che promuovono lo sviluppo sostenibile;
La comunità imprenditoriale ad usare la sua creatività e l'ingegno per sostenere lo sviluppo sostenibile e un'economia di inclusione che rifugga dal pensare al breve termine, che non costruisce vero valore e non collega creativamente i profitti al benessere comune di tutti gli uomini;
La società civile a collaborare con le nazioni per l'attuazione degli OSS, e a ritenere i leader politici responsabili per il successo delle OSS;
Le comunità religiose ed ogni credente a sostenere gli OSS attraverso le azioni, l’ istruzione e la difesa per aiutare a costruire la fiducia in grado di supportare la collaborazione per lo sviluppo sostenibile.

Conclusione

Scegliamo la solidarietà oltre il mero interesse, i veri valori oltre le soddisfazioni effimere ed egocentriche, il "benvenuto" invece dell’ "esclusione". Onoriamo profondamente ciascuno a suo modo, la misteriosa bellezza della dignità umana e la ricchezza inestimabile del nostro bene comune.

5 October 2015
777 United Nations Plaza
New York, New York

mercoledì 30 settembre 2015

DEBITO E SOSTENIBILITA’: ALCUNE DOMANDE

Un riepilogo molto significativo è fornito da Il Sole 24 Ore al seguente link:



Si può notare dal 2008 la crescita enorme del debito UE. 

Secondo una regola aurea generale dell'Economia il debito fa questa fine (crescita esponenziale)  quando il tasso percentuale di crescita reale è inferiore al tasso reale di interesse pagato sul debito. 

Ergo, tutta la UE è in condizioni di insostenibilità del debito? 

Il problema si risolve con l'austerità o con la crescita?  

Il mondo globalizzato può tollerare che crescano ancora i paesi avanzati o deve spingere in su e sollevare chi è rimasto indietro? 

Chi nell'attuale classe politica Italiana, Europea e Mondiale è in grado di risolvere questo problema? 

I debiti vanno rimessi come recita la nostra Preghiera per eccellenza?

Con un grossolano paragone si potrebbe dire che il PIL rappresenta per un Paese ciò che il fatturato rappresenta per un'impresa, quindi - dedotte le spese - il flusso di cassa . Ma, allora non dovremmo assumere a riferimento per ciascun Paese, sulla falsariga di quanto si fa anche per le imprese, un conto economico ed uno stato patrimoniale, che valorizzi il patrimonio e tutto quanto già realizzato in termini di infrastrutture, bellezze artistiche, paesaggistiche e naturali, sostenibilità e qualità della vita?

PER TUTTO QUESTO NON E' FORSE NECESSARIO UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO SOSTENIBILE CHE PUR SENZA TOGLIERE IL SUO VALORE AL PIL, VALORIZZI ANCHE ALTRI PARAMETRI?

venerdì 18 settembre 2015

EUROPA - MIGRAZIONI - SVILUPPO : UNA SINTESI

SINTESI
Tre sono i punti fondamentali  che vorremmo sottolineare in occasione dell'incontro organizzato per il 25/9/2015 a Roma dal Comitato per una Civiltà dell'Amore presso la Rappresentanza UE in Via IV Novembre 149 - Roma:

1.       EUROPA
Sul finire dell'estate 2015 è stato firmato a Montecitorio, dalla Presidente Boldrini, una Dichiarazione congiunta con Francia, Germania e Lussemburgo, per un'Europa più unita politicamente in una Federazione di Stati alla luce dei Trattati e nello Spirito dei Padri Fondatori, reclamando un più attivo e centrale ruolo delle istituzioni e dei parlamenti in particolare. Nel corso dell'evento sono state lette dagli alti esponenti presenti dichiarazioni che sollecitano una maggiore vicinanza e attenzione alle istanze di solidarietà ed equità nate e diffusesi nel corpo sociale a seguito dalla crisi. Si tratta delle solite mosche cocchiere, 4 su 28, che cercano di spingere sull’acceleratore per fare in modo che il progetto europeo possa concludersi e non rimanere a mezz’aria in situazioni che si ritorcono contro i propri cittadini, specie i più giovani.
Rafforzare l'UE solo Monetariamente continua ad essere con evidenza la priorità di taluni mentre il passo prioritario per riprendere  il processo di integrazione dei Popoli e delle Nazioni d'Europa dovrebbe partire sulle perequazioni dei Sistemi Sociali e Produttivi dei singoli Paesi, mediante una progressiva Armonizzazione dei Sistemi Economici, Produttivi, Legislativi,  uniformando e omogeneizzando gli apparati di funzionamento della Sicurezza, della Sanità, della Previdenza Sociale, del Sistema Produttivo e Lavorativo insieme, delle Pubbliche Amministrazioni, della Difesa sia dei Confini Europei ed altresì della Tutela del Territorio e Difesa delle Popolazioni. Questa è la “dichiarazione” sostanziale che vorremmo sottolineare noi come cittadini europei, cristiani per una civiltà dell’amore.

2.       MIGRAZIONI
Sotto i colpi della finanza speculativa, le parti più sviluppate si sviluppano sempre di più e quelle meno sviluppate implodono su se stesse sino alla crisi. Lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e le politiche di promozione e sostegno allo sviluppo possono anche apparire, specie ai più “efficienti”, inefficienti e dispersive; se non, nel caso peggiore, assimilate ad un sistema di assistenzialismo, che piuttosto di promuovere efficienza ed attivismo, induce un’irreversibile inedia industriale, costantemente in attesa della prossima tranche di aiuti dovuti in nome della solidarietà. Ma le popolazioni disagiate non aspettano e varcano con irruenza le frontiere giungendo sino a noi.
Destabilizzando zone vastissime per finalità politiche, si generano eventi che muovono popolazioni intere, piuttosto che portare pace, sviluppo e lavoro dove necessario. In questo clima, misere esistenze di rifugiati e migranti, divenute oggetto di sfruttamento, sono accolte non più solo da Regioni del Sud, che hanno i loro stessi figli senza lavoro e sempre più spesso senza futuro.
In una Europa assediata si condanna giustamente la xenofobia! Ma, chi può pretendere da un esercito di nostra stessa gente senza lavoro, di gente in seria difficoltà, da anni ormai, che si sviluppino i giusti sentimenti di solidarietà cristiana e di accoglienza civile nei confronti di rifugiati e migranti economici? Non dovremmo noi cristiani per primi riconoscere che presumibilmente non ce ne sono ancora le condizioni per un gran numero di nostri stessi “derelitti”, cristiani, che ci appartengono perché più prossimi a noi?

3.       SVILUPPO
Papa Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale  del Migrante del 2013 affermò che "nel contesto socio-politico attuale, prima ancora che il diritto ad emigrare, va riaffermato il DIRITTO A NON EMIGRARE, cioè ad essere in condizione di rimanere nella propria terra" in condizioni di vita dignitose. Questo tema dello “sviluppo lì dove occorre”, è stato peraltro ripreso recentemente da Monsignor Galantino in un clima di incomprensibili polemiche.
Proviamo a guardare i costi; ecco un piccolo confronto mostrato in più occasioni nel corso di convegni e da affermati organi nazionali di stampa:
<<Con i 2,5 miliardi spesi per l’assistenza di 171 mila persone  sbarcate in Italia tra il 2011 e il 2014 si sarebbero potuti creare in loco 1,85 milioni di posti di lavoro e sostenere circa 13 milioni di famiglie.>> Immaginiamo cosa potrebbero fare le nazioni della UE nel loro insieme.
Che il confronto dei costi sia tutto a favore della cooperazione in loco, nonché il fatto che i microprogetti siano molto meno a rischio corruzione e infinitamente più facili da realizzare rispetto a corridoi umanitari et similia, ce lo confermano ormai anche le nostre istituzioni.
Inutile procrastinare discussioni in “parole, parole”  come dice Papa Francesco. E’ l’ora dell’azione e la soluzione è una soltanto :

ANZICHE’ MUOVERE I POPOLI OCCORRE MUOVERE LE RISORSE E PORTARE LO SVILUPPO LI DOVE E’ NECESSARIO NON SOLO COME MITIGAZIONE DEI FENOMENI MIGRATORI, MA COME ATTO DOVUTO DA UN MONDO CHE SI DEFINISCE CRISTIANO NEI CONFRONTI DI PROPRI FRATELLI IN DIFFICOLTA’, AFFINCHE’ ANCH’ESSI  ABBIANO CONDIZIONI DI VITA DIGNITOSE NELLA PROPRIA TERRA.

Per una Civiltà dell'Amore.

P.S.
Vedi anche il seguente video per comprendere meglio un punto di vista noto :

Immigration, World Poverty and Gumballs - Updated 2010

https://www.youtube.com/embed/LPjzfGChGlE


TRE DOMANDE :

PRIMA DOMANDA: Senza voler riproporre una visione malthusiana del mondo, ci si domanda se il fatto che in un mondo capitalistico la ricchezza si concentri per essere utilizzata in investimenti produttivi, combinato al fatto che ogni anno alle fasce più povere (1,5 miliardi vivono con 2 $/giorno) si aggiungono 50-60 milioni di nuovi poveri (vedi video qui sopra), non possa spiegare - almeno in parte - l'ampliamento della "forbice" tra ricchi e poveri. Quindi, non è forse il problema demografico su scala mondiale a imporre il problema della povertà?

SECONDA DOMANDA: Un "Governo Unico Mondiale", se gestito in modo illuminato e con giustizia, può essere una configurazione auspicabile per gestire le sfide che oggi si presentano all'intero Pianeta Terra, "grande astronave" vagante nello spazio. Ma si può realizzare un tale governo attraverso la "forza" e senza il "consenso" dei governati? Non vi è il rischio che una tale configurazione anziché sfociare in un sistema democratico e giusto non sfoci in un sistema autocratico e dispotico, contro il quale si genererebbe una reazione? Chi vigila al riguardo l'ONU? 

TERZA DOMANDA: Destabilizzare aree "antidemocratiche" (vedi ad es. Siria e Libia) per imporre "governi democratici" conduce al conflitto armato e alle guerre ed esse producono "profughi a casa propria" che vanno accolti altrove. A ciò si aggiunge "lo spettacolo del consumo e dello spreco" che si celebra nel Mondo Occidentale, che così attira i poveri del mondo reclamanti la loro parte. Questa sacca di umanità sofferente è fatta peraltro oggetto di sfruttamento dalle varie "mafie" mondiali, che ne approfittano: nella tratta attraverso le migrazioni; per imporre condizioni di vita non dignitose ai migranti e ai residenti nei paesi di accoglienza attraverso una forte e persistente pressione sui salari e un accrescimento dell' "esercito di riserva" che produce tutt'altro che la "giusta mercede", ma solo disoccupati nel modo del lavoro. Non occorrerebbe reclamare accoglienza, si, ma in condizioni di vita dignitose per migranti e residenti? Si condanna giustamente la xenofobia, ma chi può pretendere da un esercito di senza lavoro, di gente in seria difficoltà a casa propria, che si sviluppino sentimenti di solidarietà cristiana e di accoglienza civile nei confronti di rifugiati e migranti economici?