martedì 16 aprile 2019

Per Ricordare


Norcia – A seguito del terremoto è rimasta solo la facciata della chiesa sorta nel luogo in cui secondo tradizione è nato San Benedetto, patrono d’Europa. Ancora portiamo nella mente gli echi di questi eventi e .....

(Fonte Corriere della Sera)

......ora un nuovo disastro a Parigi - Notre Dame....

(Fonte Il Sole 24 Ore)

Dopo Norcia uno dei più alti simboli della cristianità è ancora colpito. La copertura cruciforme è andata distrutta e la guglia sovrastante è crollata.

C'è materia per riflettere e portarsi dentro, in un silenzio orante, tutto lo sbigottimento del tempo che viviamo.

https://www.corriere.it/english/19_aprile_11/benedict-xvi-the-church-and-the-scandal-of-sexual-abuse-8e40d438-5b9c-11e9-ba57-a3df5eacbd16.shtml

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-04-16/notre-dame-sistema-anticendio-rudimentale-uno-studio-italiano-l-allarme-inascoltato-083215.shtml?uuid=ABQOdUpB

domenica 31 marzo 2019

TEORIA ECONOMICA DEL VALORE : CHE COS'E' IL VALORE ECONOMICO OGGI?

In merito al tema del valore economico i vecchi libri di economia riportavano la teoria dell'Abate Galiani che attribuiva il valore economico di un bene o alla rarità (metalli preziosi, gioielli, etc.) oppure all'utilità. Proprio per la sua utilità e centralità nella vita umana - e non solo per aspetti riguardanti potere e territorialità - i fisiocratici francesi attribuivano grande valore alla terra, che presentava doti di "(ri-)producibilità" e quindi di apertura alla strada del concetto di rendita (funzionale all'aristocrazia terriera di quel tempo). Sebbene i classici (ed in primis A. Smith) avessero ben riconosciuto il lavoro,  i commerci e l'impresa (funzione organizzatrice dei fattori produttivi) come generatori di valore, occorre giungere alle teorie socialiste e soprattutto marxiste per assistere ad un tentativo di ricondurre in modo preponderante al solo lavoro la capacità di generare valore economico. La rivoluzione industriale e il conseguente taylorismo, sostenuti - secondo una visione weberiana da un' "etica protestante" (seppur preesistente in molti scritti cattolici ante Riforma) hanno fatto nascere il capitalismo occidentale che ha poi compiuto, pur con i limiti che solo oggi si vanno (ri-)scoprendo, il miracolo di liberare una buona parte dell'umanità dalla fame e dalla scarsità (naturalmente a spese delle risorse della Terra), ma lasciando sostanzialmente inalterate e talvolta peggiorando le condizioni di quella parte più povera di "umanità quasi dimenticata". Ma in tutto l'arco temporale della storia umana, la prerogativa di coniare moneta è stata prerogativa nobiliare riservata a re e reggenti di popoli e nazioni, che (man mano che il processo di democratizzazione della società proseguiva) la adottavano  nei confronti delle comunità che erano a loro sottoposte in virtù della forza, oppure del potere loro conferito per "volontà di dio" o per "volontà di dio e grazia della nazione", o infine per disposizione costituzionale come avviene nelle moderne repubbliche che per governare adottano un sistema democratico e di rappresentanza basato sul consenso dei governati. Con il sistema Gold Standard, sviluppatosi per far fronte ai commerci internazionali, le diverse autorità con potere di conio (emissione di carta moneta) dovevano dotarsi di opportune riserve auree in proporzione alla carta moneta che mettevano in circolazione. Con l'abbandono del sistema Gold Standard (che poneva l'oro come corrispettivo ultimo a garanzia di un qualunque ammontare di  carta moneta) l'avvento della visione keynesiana dell'economia - che pur riconosceva gran valore al lavoro e al pieno impiego dei fattori produttivi e delle forze del lavoro in particolare - il sistema aureo di garanzia ha sostanzialmente finito per essere  abbandonato. Quasi dimenticando l'effettiva interconnessione dei sistemi economici prodotta dai commerci internazionali, si è sviluppata nel tempo, tra le autorità monetarie (strettamente coincidenti con le autorità di governo territoriali) una sorta di guerra basata su due elementi fondamentali (pur non nuovi, ma sempre presenti nella storia economica fin dagli albori delle civiltà) : da un lato il debito e dall'altra l'inflazione. Questi due elementi, peraltro, come ci spiega bene la Teoria Monetaria Moderna sono interconnessi (vedasi https://roccomorelli.blogspot.com/2017/11/un-breve-cenno-sulla-teoria-monetaria.html), poiché il deficit di bilancio alla base del debito è ricchezza che le autorità monetarie mettono a disposizione delle comunità che ad esse sono sottoposte; mentre invece il surplus di bilancio (contrario del deficit) è ricchezza che dalle comunità viene ritirata attraverso la tassazione o l'inflazione che incide sul potere reale e non nominale di un determinato ammontare di carta moneta. Soltanto ai nostri giorni, attraverso la globalizzazione, il potere di conio (ossia quello di stampare carta moneta), o meglio il suo equivalente moderno, è passato "di fatto" - attraverso le cartolarizzazioni, la creazione dei cosiddetti "derivati", il gioco borsistico, i commerci internazionali, etc. - dalle mani dei governanti nelle mani delle banche e "dei mercati". Questi fenomeni e "strumenti innovativi" per la creazione di valore (dal nulla) in un sistema privo di garanzie (che in passato era offerto dal Gold Standard) hanno mostrato la loro capacità di innescare crisi generalizzate e si accompagnano ad una evidente perdita di capacità di governo e credibilità di quelle istituzioni ed autorità. Oggi c'è chi parla di un ritorno al Gold Standard seppur modificato rispetto al passato (vedasi  https://www.goldmoney.com/research/goldmoney-insights/the-return-to-a-gold-exchange-standard ).
Sembra ragionevole affermare che nella società moderna il valore e la ricchezza economica abbiano perso il loro significato originario ed abbiano assunto forme più "cartacee" e addirittura "evanescenti" (vedasi anche link in calce) esponendosi così a repentine variazioni determinate in particolare da crisi cicliche/strutturali che mettono a repentaglio non solo la produttività del capitale detenuto, ma addirittura la sua stessa esistenza. Tutto questo, associato alla globalizzazione, ha avuto ed ha tuttora l'effetto di far variare e spostare il baricentro del potere economico divenuto più esposto e mutevole rispetto al passato, associandolo ad una impredicibilità strutturale ed intrinseca che non favorisce condizioni di stabilità necessarie allo sviluppo. In tali mutevoli e impredicibili condizioni è ragionevole attendersi una ripresa della prevalenza associata alla Forza Militare rispetto a quella del Potere Economico?

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-02-02/per-i-colossi-tech-42-miliardi-utili-tre-mesi-215251.shtml?uuid=AEd7bhtD

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-11/riserve-valuta-cina-valgono-112000.shtml?uuid=Ab2nFEmH

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-07-23/le-borse-ora-valgono-piu-pil-pianeta-quali-sono-rischi-160220.shtml?uuid=AEC0lr1B

La Rottamazione Umana tra I Valori Europei?

 Si riporta qui di seguito un estratto da "IL ROSSO E IL NERO - Settimanale di strategia - 28 marzo 2019". Non si ha la possibilità di verificare da fonti dirette l'autenticità dei contenuti, ma nemmeno quella di negarli. Pertanto, si riporta lo stralcio citato per invitare a riflettere se simili proposte possano far parte dei quei valori europei cui i paesi membri dell'unione dovrebbero guardare come riferimento. Come possono coesistere nei valori europei una autentica cultura e pratica rivolta alla difesa dell'inclusione sociale e al tempo stesso una “pericolosa e inaccettabile cultura dello scarto, come conseguenza della crisi antropologica che non pone più l’uomo al centro, ma ricerca piuttosto l’interesse economico, il potere e il consumo sfrenato”, come condanna aspramente la Chiesa Cattolica? La coesistenza di valori così antitetici nel mondo europeo favorisce processi di unificazione e di partecipazione al progetto europeo già in profonda crisi?
Quote
Si discute molto da alcune settimane, nei Paesi Bassi e in Belgio, della proposta di legge presentata dalla parlamentare della sinistra verde olandese Corinne Ellemeet di limitare le cure mediche per le persone che hanno superato i 70 anni. La proposta è appoggiata dall’associazione di geriatria clinica. 
   In Olanda si va in pensione a 67 anni e tre mesi e l’aspettativa di vita è di 81 anni. Il limite alle cure (niente bypass, dialisi, chirurgia) non ha la finalità di evitare le sofferenze e i disagi generati dagli interventi, ma di abbassare i costi della sanità pubblica. Anche ai  pazienti che chiedono di essere trattati verrebbe infatti tolta la facoltà di decidere, che verrebbe riservata ai medici. L’alternativa resterebbe a quel punto la sanità privata. Un recente sondaggio in Belgio, d’altra parte, ha riscontrato un grande consenso, in particolare nelle fiscalmente virtuose Fiandre, all’idea di limitare drasticamente le cure agli anziani in cambio di un taglio dei costi. 
   Olanda e Belgio sono da decenni all’avanguardia nell’eutanasia e ora aprono questo nuovo fronte. Lo si può vedere come un passo verso una cupa distopia alla Soylent Green, il grande film futuristico su una società disperata e decadente che incentiva il suicidio assistito e ricicla segretamente i corpi in cibo. In alternativa, si possono lodare il candore e il rigore tardocalvinista con cui viene affrontata una questione sociale ed economica straordinariamente scomoda, che altrove viene rimossa, gestita di nascosto o coperta da un pesante velo di ipocrisia. Non c’è infatti dubbio che in società che invecchiano demograficamente (e invecchiano dentro) e in un quadro di crisi fiscale (o di tabù fiscali, direbbero gli MMT) questi temi diverranno bollenti in un futuro molto prossimo. 
Unquote

sabato 2 febbraio 2019

Per una lettura critica del PNEC - PIANO NAZIONALE PER L'ENERGIA E IL CLIMA

In data 31/12/2018 è stata pubblicata la PROPOSTA DI PIANO NAZIONALE INTEGRATO PER L'ENERGIA E IL CLIMA da parte dei seguenti Ministeri Italiani :
- Ministero dello Sviluppo Economico;
- Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La versione integrale di questo importante documento è reperibile al seguente link:


Un autorevole commento (da parte del Prof. Clò) è disponibile al seguente link:


e anche sulla base delle posizioni del Prof. Clò si può evidenziare come in assenza di stabilità politica e soprattutto di continuità delle decisioni assunte dal Paese in materia di energia non ci possa essere Piano che tenga. Per comprenderlo basterebbe fare una analisi comparata tra precedente SEN e PNEC che si concentri sui cambiamenti intervenuti e sulle concrete realizzazioni e obiettivi raggiunti.

Un commento sul PNEC da parte di alcune importanti associazioni o istituzioni si può trovare ai seguenti link:





Va inoltre evidenziato che in data 30/1/2019 la FEDERMANAGER ha dato vita ad un incontro in cui ha preso parte il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico On.le Crippa e altri esponenti istituzionali per dibattere - alla luce del PNEC - sul tema "Una strategia Energetica per l'Italia - Le vie per la decarbonizzazione e lo sviluppo economico e industriale dell'Italia". La FEDERMANAGER ha presentato per l'occasione un proprio ampio rapporto in collaborazione con l'AIEE - Associazione Italiana Economisti per l'Energia inclusivo di analisi, conclusioni e raccomandazioni. Nell'impostazione del lavoro non si può evitare di concordare, come si legge nell'introduzione di tale rapporto, che quando si parla di decarbonizzazione dei sistemi economici si discuta di qualcosa che ha dimensione mondiale e pertanto le problematiche globali richiedono soluzioni globali. Di certo si può anche ammettere che l'Europa, in questo caso, ha le carte in regola per assumere una leadership, in un contesto in cui Stato e Mercato saranno ancora una volta protagonisti sulla scena.
E' problematico, però, assumere valenza paritaria di queste due entità, poiché mentre lo Stato - pur in un ruolo neutrale e di garante - è essenzialmente orientato al bene della collettività, il Mercato è alla fin fine più orientato all'interesse privato che a quello collettivo. Per concludere, se è oggettivamente vero che tutto sembra suggerire come la piccola scala sia la giusta "dimensione" per l'Italia occorre collettivamente chiedersi se questo possa essere "un obiettivo" per il nostro Paese.

Nella consapevolezza dello sforzo (non solo di mediazione) compiuto dalle Istituzioni proponenti il PNEC - senza alcun intenzionale spirito da "bastian contrario"- ma al solo scopo di "allargare l'orizzonte" su quella che è una crisi energetica globale, si riporta qui di seguito un commento per una lettura critica del PNEC stesso, Tutto ciò proprio nella convinzione che i problemi che affliggono la società globale non possono essere traguardati in maniera parcellizzata, ma devono essere affrontati in sede politica sinergicamente e a tutto campo se si vuole avere la speranza di individuare qualche soluzione. La vecchia e dimenticata relazione tra consumi energetici e PIL è andata in crisi non solo per l'inadeguatezza del solo PIL a descrivere lo stato di una economia e del suo sviluppo, ma è andata in crisi anche perché l'interrelazione tra i diversi aspetti della società, dello sviluppo, dell'economia, della finanza, del mondo industriale, dell'ambiente e della demografia, dell'etica, e così via dicendo, vanno palesandosi man mano nelle loro complessità, verso cui solo un approccio integrale e totale può essere foriero di possibili soluzioni.

Estratto N°1 da PNEC per il Settore Elettrico
Estratto N°2 da PNEC per il Settore Elettrico
Estratto N°3 da PNEC per il Settore Elettrico



Per una lettura critica del PNEC

Il cambiamento climatico, l’improrogabilità della sostenibilità e del mutamento degli stili di vita, portati dall'eccessivo sfruttamento delle risorse planetarie e  dell’ecosistema, obbligano a pensare che i presupposti taciti o palesi, evidenti o inespressi, credibili o non credibili, del documento PNEC siano la CONVERSIONE ECOLOGICA e la CONVIVENZA dei Popoli; essi appaiono oggi due percorsi obbligati e problematici da intraprendere e da attuare in concreto, sebbene socialmente "dolorosi", aldilà delle edulcorazioni  quali ad es. “la decrescita felice”.
L’approccio europeo Energy Road Map 2030-2050, limitando l’uso dei combustibili fossili e rifiutando il nostro paese il ricorso al nucleare, ha stigmatizzato una situazione che vede il mondo europeo ridotto “alla canna del gas”, con un vecchio nucleare in via di obsolescenza senza che possa nascerne uno nuovo (basta ricordare il flop del progetto EPR), rendendo perciò indispensabile puntare al risparmio e all'efficienza energetica, nonché a quel poco di rinnovabili che in un ventennio si è riusciti a realizzare attraverso incentivi pubblici.
Tra tutto il plauso possibile per le rinnovabili, occorre ricordare, però, la realtà: da un lato diecimila megawatt di eolico installato - se va bene in termini di ventosità media annua e di velocità di spunto e “cut-off” - sono equivalenti in termini di producibilità a circa 1800 megawatt di carico di base continuativo e l’energia eolica prodotta necessita di una fine regolazione primaria e di una robusta rete rispetto alle variazioni di carico in assenza delle quali quell'energia prodotta è inservibile. Dall'altro lato, la tecnologia fotovoltaica basata sul silicio è essa stessa tecnologia energivora che pone limiti e vincoli alla sostenibilità. Lo sviluppo di tecnologie fotovoltaiche alternative – per es. film organici e concentratori - sebbene presentato sempre come promettente, tarda a concretizzarsi perché la ricerca langue. In ogni caso diecimila megawatt di punta di fotovoltaico equivalgono, in termini di producibilità a circa 3000 megawatt di carico di base continuativo e lo stesso fotovoltaico pone problemi ambientali sia per lo smaltimento dei pannelli a fine vita d’impianto, sia per gli eventuali sistemi di accumulo (specie batterie). Infine, fotovoltaico ed eolico consumano territorio e pongono problemi di paesaggio e non solo; particolarmente se orientati all'autoconsumo e al tempo stesso all'immissione in rete.
La crisi che viviamo è innanzitutto CRISI ENERGETICA. Ed è proprio questo il punto su cui riflettere, perché prima di imporre all'intera famiglia umana un cammino di decrescita di gravoso genere – pur se moralmente obbligato - occorrerebbe essere certi che non vi siano strade alternative. Senza alcuna acredine, come il PNEC possa farsi garante di questo non è per nulla chiaro.
Investigare strade alternative alla decrescita - magari lungo il cammino già intrapreso - è anch'esso obbligo morale per tutti.  Una tale investigazione, nel momento grave che l’umanità vive, presupporrebbe profusione di risorse per la ricerca energetica in modo del tutto straordinario, specie in considerazione delle crisi strutturali ricorrenti che producono disoccupazione intellettuale e giovanile; da cui è facile dedurre che i nostri potenziali ricercatori, laureati e disoccupati, oggi sono “a spasso”. Il PNEC dovrebbe tener conto  anche di questo.
Il MIT ha ripetutamente sottolineato che una transizione energetica senza il nucleare è impensabile e non sostenibile (vedasi ad esempio http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/energia/2018/09/04/il-mit-rilancia-il-nucleare-indispensabile-per-abbattere-la-co2_145465b0-cb3e-4e77-b703-d3bd36be3ffe.html ). Ma, questa tecnologia è stata ritenuta dal Popolo Italiano improponibile ed impossibile in Italia, salvo importarla quando poi è necessaria (stesso dicasi per l'energia che con questa tecnologia si produce). L’UE, invece, nella sua Energy Road Map 2030-2050 auspica per tutti i paesi membri un discreto mix includente il nucleare (per una quota di 20-30%).
Si afferma nelle discussioni pubbliche che il PNEC sia fondato sulla concretezza e non vogliamo smentirlo, ma in nome di essa ci pare opportuno allargare lo sguardo su fatti che appaiono trascurati, primo tra tutti le opportunità che solo la ricerca scientifica e industriale può fornire all’Europa per superare le gravi crisi che si frappongono sul suo cammino, insieme ad una efficiente e oculata allocazione delle risorse limitate disponibili.
Per tutte le ragioni sopra elencate riproponiamo qui di seguito alcuni argomenti che sorgono spontaneamente e si impongono allo spirito critico di chi guarda disincantato ai problemi della società di oggi:
 a) Alcune istituzioni religiose, governi e popolazioni del nostro tempo sembrano continuare ad invocare l'urgenza di una transizione energetica, una moderazione e sobrietà delle abitudini consumistiche per l'intera comunità umana, la necessità di salvaguardare l’ambiente e le generazioni future, senza poter esigere allo stesso tempo un diverso e più serio impegno di tutte le Nazioni e Istituzioni a livello globale su temi dibattuti e irrisolti all'interno dello stesso mondo della ricerca scientifica. Basta guardare ad argomenti che non hanno ancora trovato risposte scientifiche adeguate e soddisfacenti: per es. le stesse controversie sul cambiamento climatico, lo sfruttamento geotermico (e.g. attraverso le “rocce calde secche”) e quello di correnti marine profonde, la possibilità di incapsulamento della CO2, la possibilità di sfruttamento della fusione calda e fredda, etc. Per non parlare di emissione neutronica che si misura in prossimità di materiali sottoposti a iper-compressione attribuita a “fantasiose” dislocazioni spazio-temporali, oppure di sfere luminose (forse plasmi) vaganti registrate e misurate in occasione di eventi sismici e forti temporali.
b) Se il momento che viviamo è veramente drammatico, e noi crediamo che lo sia, è moralmente ed economicamente conveniente destinare un ingente ed effettivo impegno economico a guerre e conflitti, impegno sottratto alla potenziale ricerca e allo sviluppo? Obiettivamente, si può continuare a “investire” in “sicurezza militare” o accumulare armamenti e strumenti di guerra e al tempo stesso pianificare e predicare la “decrescita felice”?
c) Una reale ricerca su armi non convenzionali (per es. tecnologie avanzate in grado di concentrare quantità impensabili di energia pulsante in microsecondi su faglie nella crosta terrestre e favorire eventi sismici in luoghi geografici predeterminati) se esiste veramente, da dove si alimenta? Quante risorse e quanto capitale umano ed economico-finanziario impegnano?
d) Quale è il contributo reale che il progetto ITER cui l’Italia partecipa (in costruzione a Cadarache - Francia) può dare dopo 50 anni di ricerca di base e tecnologica sulla fusione calda, dato che la densità dei plasmi sulla Terra  è comunque soggetta a limiti naturali per ragioni gravitazionali?
e) Quale è il contributo efficace che può dare una ricerca seria - sempre evitata e fuorviata - sulla fusione fredda, che secondo alcuni fisici è un effetto concreto, misurabile e ripetibile in assetti ancora indeterminati, non ancora realmente compresi e sfruttati per la produzione di energia?
Il mondo di oggi è oppresso da domande difficili e problemi demografici insolubili, da crisi e disuguaglianze, da conflitti e manipolazioni, dalla paura per il presente che stiamo vivendo e per il futuro che lasceremo ai nostri figli. Nessuno può permettersi di trascurare anche la più piccola possibilità di riaprire attraverso la ricerca (ad esempio grazie alla geotermia, al nucleare in caverna, alla fusione fredda, etc.) le PORTE DELLA SPERANZA per un futuro di PACE, SOSTENIBILITÀ e EQUITÀ per ogni essere umano, indipendentemente dall'etnia, dal paese di origine e dallo stato sociale.
D'altra parte, sono in gioco la presenza umana e la civiltà sulla Terra, così come la sopravvivenza dell'intero ambiente planetario che avremmo dovuto preservare e curare.
Il PNEC in nome della concretezza a cui intende ispirarsi può ignorare il contesto oggettivo e le domande più generali del tipo qui sopra poste?
Sta di fatto che non pochi scienziati sostengono che la FUSIONE FREDDA (processo che produce più energia di quanta ne consuma) è un fenomeno fisico vero e misurabile e non sono state fatte sufficienti ricerche per vedere quanto sia realmente sfruttabile per dare ENERGIA PRATICAMENTE GRATIS A TUTTI. Sarà mai possibile verificare questa eccezionale possibilità? Il PNEC dovrebbe prendere in seria considerazione tutto questo?  O forse abbiamo smesso di credere che il cammino della civiltà umana possa ancora proseguire come è sempre successo nella Storia e ci rimane solo la decrescita, il ritorno alla sobrietà e alla terra?
Particolarmente attraverso ciò che succede giornalmente nel Mediterraneo la demografia planetaria ci ricorda che ogni anno a 3 miliardi di poveri a livello di sussistenza (con qualche dollaro al giorno!) si aggiungono 80 milioni di ulteriori poveri, di cui le migrazioni ne possono assorbire 15-20 milioni. La metà di essi non ha garanzia di accesso all'acqua e all'energia. I poveri non hanno PNEC; sarebbe solo un piccolo esercizio burocratico nell'aspettativa di “cavarsela” meglio degli altri! Ma, alla lunga, se le condizioni di miriadi impoverite non saranno sostenibili, quelle stesse miriadi cercheranno la sostenibilità altrove e “andranno a prendersela con forza, reclamando la loro parte, perché anch'essi figli di Madre Terra”.

domenica 9 dicembre 2018

QUO VADIS POPULUS?


Il Magistero Petrino ai nostri giorni rammenta al mondo – non solo cattolico - che “I soldi non possono servire a fare altri soldi”, sottintendendo che non è la finanza che può creare ricchezza collettiva, ma l’intrapresa, il lavoro. Niente di diverso, in fondo, da ciò che l’etica calvinista ci andava ripetendo dai suoi primi albori e che Max Weber aveva magistralmente analizzato nel suo saggio su “L’Etica Protestante e Lo Spirito del Capitalismo”. Ma, lo storico spirito calvinista degli albori (quasi monacale) – che ha fatto grande l’America e con essa la civiltà occidentale - è ancora vivo, attivo e presente nel mondo di oggi? Oppure vi è stata una lenta e progressiva deriva da quei valori primordiali, che non sono mai stati assenti dall'insegnamento cristiano in generale?  
Spesso dimentichiamo i grandi contributi “premonitori” che la cultura nordamericana ha dato all'odierna civiltà occidentale, anche fornendo strumenti di analisi e di indagine della realtà sociale che stiamo vivendo nei nostri anni.
Tra i tanti esempi disponibili, anche noti al grande pubblico, nel suo capolavoro “Hidden Persuaders”, Vance Packard ci aveva fatto intravedere, tra gli anni ’50 e i ‘60, le tecniche psicosociali di marketing e persuasive di cui si sarebbe poi avvalso non soltanto il mondo commerciale, ma la “società dell’immagine” che allora si profilava all'orizzonte nel suo complesso. Avvalimento mirante non certo all'edificazione delle masse, bensì al loro profilo di “meri consumatori”.
Non di meno Marshall Mc Luan prevedendo gli sviluppi della tecnologia elettronica aveva previsto “Il villaggio globale” (vedasi ad esempio “Le Vie della Comunicazione”), ossia l’insieme delle peculiarità di comunicazione in tempo reale che caratterizza il mondo odierno e al tempo stesso quell’unità socio-virtuale ancora in itinere che ha innescato “la globalizzazione”. Insomma, un mondo in cui “il medium è il messaggio” si evidenziava ai tempi di Mc Luan per la radio e la televisione e ciò vale ancora oggi per il web, l’I.T., la telefonia multimediale e mobile. Quindi, eravamo stati resi edotti, preavvertiti, e oggi “il telefonino” è il “messaggio” per il mondo in cui viviamo. Nulla possiamo più fare senza il suo ricorso e soccorso: in banca, per gli acquisti, per orientarci e tornare a casa quando ci siamo smarriti, per far sentire la nostra vicinanza ad un amico o parente lontano, o persino a coloro colpiti da un lutto. Per contro, checché se ne dica, dobbiamo rinunciare alla nostra privacy: siamo costantemente geo-localizzati, ci “mettiamo in piazza” attraverso i social media, lasciamo costantemente traccia dei nostri gusti, delle nostre preferenze, dei nostri comportamenti, delle nostre amicizie, dei nostri valori, che possono essere “ricordati” da un mondo che dispone di “memoria” illimitata grazie alla tecnologia al silicio. E’ il mondo dei “Big Data” e della loro analisi. Per aggiunta si incomincia a parlare di una sindrome di rete e di "sleep texting" (invio di messaggi sconclusionati nel dormiveglia di cui al risveglio non si ricorda più nulla).  Si comprende in questo modo il potere dell’informazione e soprattutto della sua gestione che va profilandosi in modo molto problematico nel tempo in cui viviamo.
Sarà forse mai per tutto questo che quel Magistero sopra nominato ricorda ai suoi consacrati : “Non accada di guardare lo schermo del cellulare più degli occhi del fratello, o di fissarci sui nostri programmi più che nel Signore”?
Non lo sappiamo, possiamo solo arguire, ma sappiamo di certo che psicologi e sociologi sembrano concordare sul fatto che incontrarsi e spendere collettivamente nelle “grandi cattedrali”  del commercio mondiale: i grandi magazzini,  promuove – detto in chiave freudiana - l’Eros e rimuove il Thanatos, trovando così gratificazione e limite la nostra vita umana di tutti i giorni. Per esempio,
dinanzi ai superalcolici d'importazione schierati in raffinate confezioni nei grandi supermercati, fatti oggetto di dono in stagioni festive, i nostri tradizionali rosolio, marsala, malvasia, come pure vin santo e tozzetti, evocano ricordi nella mente dei vecchi che non vogliono rassegnarsi al mutamento dei tempi. Così, dinanzi alle dimenticate tradizioni il loro ricordo evoca formali riunioni casalinghe di anziane pettegole, oppure soddisfazione serale di un capofamiglia “con i baffi”, come pure conviviali momenti di incontro o folklore riesumato (per motivi commerciali) in ristoranti o trattorie locali.
Allo stesso modo l’evidente attecchimento tra la gente del “Montecarlo dei Poveri” sconforta; si tratta di quei giochi d’azzardo d’importazione che nulla hanno a che fare con le nostre tradizioni: corse, bingo, “Gratta e Vinci” et similia , cui molti pensionati, casalinghe e spesso “inoccupati” o gente non certo con una vita spensierata, volgono oggi i loro reiterati tentativi (e le loro già magre finanze) per migliorare attraverso la fortuna esistenze, perlopiù, tutt'altro che invidiabili. La tradizionale “passatella” con le carte da gioco - rito celebrato particolarmente dagli anziani, nelle osterie o nei bar sulle piazze principali o nei cantucci dei nostri paesini dinanzi ad un vassoio pieno di bicchieri di buon vino, o di birra con la gazzosa, per stabilire chi fosse “padrone” e chi “sotto” con diritto di bere e far bere anche gli amici o talvolta “nemici” partecipanti al gioco – sembra ormai solo un ricordo da canuti, tristemente e inesorabilmente rimpiazzato dalla visione di un “gioco solitario” che va celebrandosi nei bar, tabaccai, sale da gioco, grandi magazzini, da parte di gente, che a detta dei media, soffre spesso di assuefazione e difficoltà d’astinenza da questi nuovi “trastulli” portati dalla tecnologia informatica, dall’ “omogeneizzazione” in atto, in definitiva dalla ludica “civiltà contemporanea”.
E qui vengono in mente esortazioni apparentemente diverse e opposte che quel Magistero pur diffonde, ma che meritano attenzione. Da un lato si  dice: “non c’è avvenire senza…incontro tra anziani e giovani; non c’è crescita senza radici e non c’è fioritura senza germogli nuovi”; con gli anziani i giovani trovano «le radici del popolo» e «le radici della fede»; d'altro canto si raccomanda di evitare “il «misticismo isolato» e il «sentimentalismo devoto»; la «paralisi della normalità» e «la sterile retorica dei “bei tempi passati”», di non «farsi risucchiare in una vita asfittica, dove le lamentele, l’amarezza e le inevitabili delusioni hanno la meglio», perché è la nostalgia che uccide l’anima.
Resta in ogni caso in questo nostro tempo una sproporzionata frenesia del vivere che «induce a chiudere tante porte all'incontro», spesso per paura, mentre rimangono «sempre aperte le porte dei centri commerciali e le connessioni di rete».
E' ormai una domanda esistenziale: dove stiamo andando?

sabato 15 settembre 2018

«INSEGNACI A CONTARE I NOSTRI GIORNI E GIUNGEREMO AL CUORE DELLA SAPIENZA» (Salmo 90,12)

«INSEGNACI A CONTARE I NOSTRI GIORNI E GIUNGEREMO AL CUORE DELLA SAPIENZA»
(Salmo 90,12)
Riflessioni su un tema proposto dall’ABI (Associazione Biblica Italiana) per la Settimana Biblica Nazionale 10 -14 settembre 2018

1.     Aspetti introduttivi
Si coglie spontaneamente, in modo evidente, che il versetto proposto, anche se letto fuori dal contesto dell’intero Salmo 90, è una preghiera di un essere caduco, consapevole della  propria finitezza, che si pone  alla ricerca di conoscenza e senso sfuggenti alle sue limitate possibilità di comprensione.
Senza entrare in questioni esegetiche ed ermeneutiche si sottolinea, ad esempio, che le differenze rilevabili nella presentazione del versetto e relativo Salmo su diverse edizioni delle Scritture ampliano, seppure in modo  circoscritto, l’area di significato e di senso che li permea.
La Bibbia CEI 2008[1] (come pure The Jerusalem Bible, che aggiunge il soprattitolo “The Human Condition”[2]) riporta il Salmo 90 in cui questo versetto è inserito come la “Preghiera Di Mosè, uomo di Dio.” e il versetto lo  si ritrova nella forma :
“Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio
Nella versione dell’Edizioni  Paoline 1983, lo stesso Salmo 90, viene titolato “Fragilità dell’Uomo”  e riportato nella forma :
“Insegnaci a valutare i nostri giorni e così potremo offrire  un cuore sapiente”,
mentre in The Jerusalem Bible viene espresso con :
“Teach us to count  how few days we have and so gain wisdom of heart”.
Il riferito ampliamento dell’area semantica nel caso del versetto proposto va ricercata nel differenziale sinonimico tra sapienza e saggezza,  come pure in quello che intercorre tra contare e valutare, tra offrire e acquistare.
Non si può trascurare che il versetto proposto è preceduto da:
Chi conosce l’impeto della tua ira e, nel timore di te, la tua collera?
e seguito da :
Ritorna, Signore: fino a quando? Abbi pietà dei tuoi servi!
che  richiamano e si agganciano all’escathon, prefigurando le “cose ultime” e il Regno di Dio dell’apocalittica giudaica (per es. nei Profeti)  cui il salmista si riferiva; ma in chiave moderna e cristiana l’aggancio include tutto il Nuovo Testamento e in particolare il Vangelo, le Lettere e l’Apocalisse di Giovanni.
Contestualizzando il versetto nell’intero testo del salmo cui appartiene, non si può che concordare di essere in presenza di un testo “ …composito formato da un poema sapienziale che tratta dell’eternità di Dio e della vanità della vita umana 1-12;[3] che “comprende una preghiera collettiva per la restaurazione di Israele e per il conferimento dei beni messianici, 13-17;” [4].
In ogni caso il focus è posto su due diverse e separate azioni:
-        Contare i nostri giorni, per cui viene invocato l’insegnamento divino;
-        Giungere al cuore della Sapienza, ossia ad avere un cuore saggio.
E’ evidente, quindi, che l’analisi ruoti intorno alla nozione di tempo e quella di sapienza (e di saggezza), ma senza trascurare l’efficacia della “pressione emotiva” che il testo, in ogni forma, esercita immediatamente sul lettore.
Infine, questo versetto orante per giungere alla Sapienza sembra rivestire dimensione individuale, collettiva e universale. Però, mentre la dimensione individuale è facilmente accessibile e comprensibile, quella collettiva e universale sembrano meno evidenti e certamente, per essere comprese, rimandano il pensiero ai destini collettivi dell’umanità sulla Terra,  alle “cose ultime”; in definitiva, come sopra accennato, alla Rivelazione contenuta nell’Apocalisse di Giovanni.
Un interrogativo sorge spontaneo. Se è vero – come è vero! – che contare i propri giorni spinge verso la sapienza del cuore, quest’effetto si verifica anche nella dimensione collettiva (di gruppo) ed universale, oltre che in quella individuale, dove è di certo presente?
Il tema che pone questo interrogativo appare meritevole di approfondimento, non soltanto per gli aspetti teologici che implica, ma anche e forse soprattutto per la speranza che suscita di poter ancora ricondurre su vie salvifiche una parte di umanità che appare oggi ignara o sviata e dimentica della precarietà della propria condizione esistenziale. In tale ambito gli approcci millenaristi alla fede cristiana troverebbero spazio e maggior attenzione.

2.     Il tempo: “Contare i nostri giorni”
Da un punto di vista umano contare i propri giorni, se inteso in senso letterale ma statistico, ossia probabilistico e non deterministico, può essere anche ritenuta un’operazione abbastanza comune allorquando intrapresa con le tavole di speranza di vita usate di norma dagli istituti assicurativi. Non è certo questo, però, il senso del versetto del salmo cui si fa qui riferimento.
Contare i nostri giorni implica il riconoscersi creature limitate e caduche; sebbene, la civiltà contemporanea (e presumibilmente di ogni tempo) non sembra vivere la realtà concreta, bensì per lo più dimentica di ciò che scorre quotidianamente sotto i suoi occhi, sembra ipnotizzata spiritualmente e proiettata nella percezione di un’apparente ed ingannevole senso di eternità, vissuto in maniera quasi virtuale, dominato da una sindrome di onnipotenza, che porta a inseguire i tradizionali obiettivi del potere, del successo, del denaro, dello sciupio vistoso e frivolo; non importa quali conseguenze catastrofiche, quanti morti, guerre, affamati o disoccupati comporti il raggiungimento di tali obiettivi. Relegando negli anfratti della coscienza collettiva il ruolo di Custode del Creato, la lotta per la sopravvivenza, che giunge a contrapporre l’uomo ai suoi simili, lo porta ad abusare dei beni della terra, dell’ambiente, delle collettività che lo circondano, violando ogni legge naturale, ogni retto sentire, ogni sentimento di umana solidarietà, per sfociare in un presunto ruolo di padrone del creato che sembra aver assunto, di fatto, l’uomo di oggi.
Contare i giorni presuppone la nozione di tempo lineare, in modo che sia sempre individuabile un prima e un dopo, un inizio e una fine. Sebbene facciamo uso del tempo  la sua essenza, però, ci rimane sfuggente. L’aforisma di sant’Agostino  ce lo ricorda : “Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so.”
Invece oggi, in accordo con la teoria della Relatività, che ha dominato la scienza contemporanea, viene voglia di dire che il tempo è una delle quattro dimensioni dello spazio-tempo entro cui si consuma l’esistenza umana, relegata in un piccolo e meraviglioso pianeta del sistema solare, in un universo in continua espansione e i cui destini, a lungo termine, sembrano variare, secondo la scienza ufficiale, tra un’espansione illimitata che conduce alla cosiddetta “morte termica” (raggiungimento dello zero assoluto) e un’implosione che riversa tutto ciò che esiste in una singolarità chiamata “big chrunch” (in contrapposizione al “big bang” che identifica la singolarità da cui è sorto lo spazio-tempo e il suo contenuto). In quest’ottica, il tempo è dunque solo una delle quattro coordinate che colloca i vari contenuti nello spazio-tempo, sebbene l’uomo non lo percepisca in questo modo. Sempre secondo questa ottica la controversia sul Messianismo[5] – “concezione propria delle religioni ebraica e cristiana, fondata sul significato assunto dall'avvenire improntato dall'opera e dalla personalità del Messia[6]” - si riduce non tanto alla negazione o affermazione della figura messianica, quanto piuttosto al posizionamento della sua missione nello spazio-tempo.
                                              
3.     Giungere al cuore della Sapienza
Non certo casuale è la presenza del Libro della Sapienza tra quelli del Vecchio Testamento ; esso prima di ogni altro ci istruisce al riguardo : “La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni; poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro.” (Sapienza 6,12-16)
Possiamo quindi ritenere che per gli informati e maturi “Il cuore della Sapienza” sia discernimento nell’esistenza, che conduce:
-        (in ambito veterotestamentario) al rispetto della Legge secondo il Patto offerto ad Israele per la propria salvezza;
-        (in ambito neotestamentario)  a riconoscere la caducità di questo mondo,  e l’inutilità di quanto esso offre, rispetto all’immensità del dono salvifico offerto a tutte le Genti dal sacrificio consumato sulla Croce .
In entrambi i casi è sempre la Grazia che opera in quanto concessione di Dio misericordioso  verso i suoi eletti. Infatti, in un caso, a salvare è il Patto offerto da Dio ad Israele,  piuttosto che la rigida aderenza alla Legge,  che per quanto minuziosa si rivela insufficiente senza la Grazia; mentre nell’altro caso è l’immolazione dell’Unigenito figlio di Dio, che senza macchia, si spoglia della sua divinità per assumere da Uomo su di sé il peccato del Mondo e ripristinare, attraverso la propria passione, morte e resurrezione, l’Adamo caduto.  

4.     Rilievi conclusivi
Questo cenno alla Grazia può apparire sbilanciato rispetto al valore che deve assumere la necessità della Fede in un percorso salvifico; in realtà esse sono indissolubilmente legate poiché “per grazia siamo salvati mediante la fede” (Efesini 2,8). La Fede produce atteggiamenti che conducono ad operare in modi ad essa conformi, ma le opere risultanti non sono garanzia di salvezza; ne costituiscono semmai il presupposto essenziale. Parafrasando un concetto matematico possiamo dire che la Fede è condizione necessaria, ma non sufficiente alla salvezza. Soltanto la Grazia, che è dono dell’Onnipotente per coloro che hanno Fede, trasforma questi due elementi in una condizione necessaria e sufficiente alla salvezza, promessa ai battezzati in Cristo Salvatore, Sacerdote e Re.
Un simile impianto presente nella Lettera agli Efesini, più che aggiustare presunte controversie su impostazioni paoline in merito al valore salvifico della sola fede, sembra invece dare corpo e avvicinare quel mondo che si presenta come profondamente cristiano e che professa << Sola Scriptura - Sola Fide - Sola Gratia - Solus Christus – Soli Deo Gloria >>. è proprio in questo mondo che approcci millenaristi alla fede cristiana emergono più frequentemente[7] dando, oltre la dimensione individuale, una concreta manifestazione della dimensione collettiva e universale dell’area di senso che riveste il versetto in esame in merito al contare i propri giorni.
Le due azioni dunque, contare i propri giorni e giungere al cuore della sapienza, si riunificano così in un unico strumento di conversione con portata individuale, collettiva e universale, come ben aveva colto il salmista (Mosè) nella sua preghiera (a Dio).

Roma 8/Settembre/2018



[2] The Jerusalem Bible – Imprimatur John Cardinal Heenan Westminster. July, 4, 1966
[3] La Bibbia – Nuova versione dai testi originali. Edizioni Paoline 1983
[4] Idem c.s.
[5] Concetto “Il Messia è già venuto e tornerà!” contrapposto a “Il Messia non è mai venuto e deve ancora venire!”
[6]https://www.google.it/search?q=messianismo&rlz=1C1AOHY_itIT737IT737&oq=messianismo&aqs=chrome..69i57.5975j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8

venerdì 31 agosto 2018

In view of the celebrations of a Day for the Protection of Creation - Rome, the 1st of September 2018.

With this brief reflection we highlight some questions that arise spontaneously and impose themselves on the critical spirit of those who look disenchantedly at today's society:

May the Christians of our time continue to invoke the urgency of an energetic transition, a moderation in consumerist habits for the whole human community, the need to safeguard creation and future generations, without requiring at the same time a different and more serious commitment of Nations and Institutions on a global level on debated and unresolved topics within the same world of scientific research and that have not yet found adequate and satisfactory answers?

After having shared the recent address of His Holiness Pope Francis I, reported on press agencies about the urgency of an energy transition in order to avoid that the victims of climate change are the poorest, (refer for instance to http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2018/06/09/papavittime-mutamenti-clima-sono-poveriurgente-transizione_7ba52541-5cfa-4fae-aeea-956959ac6cde.html ), with passionate and filial reverence to our Church I address to all of You questions that seem to afflict the spirit of many Christians, hoping to contribute to focus both institutional and public attention on these unresolved issues, which appears to be of crucial importance for the sustainability of the energy transition and for a peaceful future, fair and sustainable World.
It is not only my personal opinion that as Christians, particularly in Europe, a THRUTH CAMPAIGN should be promoted on such issues on behalf of PEACE and SUSTAINABLE DEVELOPMENT of the entire World.
To this aim, I summarize below five topics that is necessary to clarify, first of all, for ethical reasons :
1) the actual destructive potential and the actual geographical dislocations of weapons of mass destruction (NBC, Electromagnetic Pulse, neutron, etc.) and not only those of nuclear weapons;
2) the actual existence - as fanciful as it may seem - of unconventional (advanced technological) weapons capable of concentrating unthinkable amounts of pulsating energy  in microseconds on faults in the earth's crust  and favoring seismic events in predetermined geographical places;
3) the actual state of the art on the development of fourth and fifth generation nuclear reactors, including the so-called "intrinsically safe" and on which the long term hopes for the survival of a declining nuclear peaceful technology are placed;
4) the actual contribution that the ITER project (under construction in Cadarache - France) can give after 50 years of basic and technological research on hot fusion, given that the density of plasmas on the Earth (even with the expected effects of toroidal striction through powerful helicoidal electromagnetic fields) it is however subject to natural limits for gravitational effects in comparative terms compared to the stellar plasmas where the hot fusion actually takes place. (In practice: the required power densities do not seem to be reachable on Earth!).
5) the effective contribution that can give serious research - always avoided and misled - on cold fusion, which according to some physicists is a concrete, detectable and measurable effect, not yet really understood and exploited for the production of energy.
Today's world withered by crises and inequalities, by conflicts and manipulations, by fear for the present that we are living and for the future that we will leave to our children, can not afford - in a Christian and European perspective - to neglect even the smallest possibility to reopen (e.g. by cold fusion) the DOORS OF HOPE for a future of PEACE, SUSTAINABILITY and EQUITY for every human being, regardless of ethnicity, country of origin and social status.

On the other hand, human presence and civilization on Earth is at stake, as well as the survival of the entire planetary environment that we should have preserved and cared for, in harmony with a Christian spirit and with respect for the commands received from the Creator.