venerdì 11 dicembre 2015

CORRELAZIONE TRA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E DIFFUSIONE DI PARTITI RADICALI E ANTIEUROPEISTI

Questa correlazione mostrata nel grafico in calce (ripreso dal Sole 24 Ore) non è una novità ed è logica. Ma, il punto è come mai le istituzioni europee che dovrebbero armonizzare le politiche nazionali in base ai dati della disoccupazione giovanile - che hanno mostrato tendenze preoccupanti non solo nel mezzo della crisi, ma anche in periodi antecedenti - non sono riuscite, in un periodo più lungo di un decennio, ad attuare politiche di contrasto di questo fenomeno. I paesi del sud europeo, più colpiti dalla crisi, sono affetti anche dalla piaga del precariato e della disoccupazione giovanile intellettuale. I giovani europei del sud emigrano non più per lavori di eccellenza, ma per un normale lavoro di sopravvivenza, rinunciando spesso al lavoro intellettuale cui credevano di essere destinati. Questa situazione si riflette in una grave delusione per loro stessi, le loro famiglie e per lo stato che li educa e che hanno profuso inutilmente risorse al riguardo, visto che i benefici eventuali ricadono altrove. Occupazione dal settore industriale italiano nei termini in cui si era abituati in passato, sembra proprio che non si possa attendere, visto che si parla ormai di distruzione vera e propria di circa il 40% della capacità produttiva nazionale, che non ha speranza di essere rimpiazzata. Forse neanche una vera guerra convenzionale poteva "fare di meglio". Le responsabilità non sono soltanto delle politiche europee, però, perché esse vanno condivise anche con la politica nazionale nostrana, inerme per un lungo periodo, come se il problema non gli appartenesse. Oggi come oggi, chi può pretendere da gente che subisce un simile trattamento gli stessi sentimenti europeisti che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora le precedenti generazioni di Italiani?
In mancanza di provvedimenti non si potrà che prendere atto di un ennesimo fallimento delle politiche di armonizzazione europee e della crisi di fiducia e di rappresentanza anche nelle istituzioni nazionali che attraversa trasversalmente l'Europa. I teorici dell'impiego della forza, in termini diretti o manipolativi, attraverso anche il "management by fear", potranno essere certi che non tutti si piegheranno e allora sarà scontro sociale generalizzato.
Titoli di questo genere che mettono in conto la guerra civile (mostrato qui in basso e ripreso anch'esso dal Sole 24 Ore) richiederebbero almeno l'amore della verità, perché a quel punto non sarebbe stata l'estrema destra a condurre la Francia alla guerra civile, ma l'abuso della pazienza della povera gente che si è perpetrato e si sta tuttora perpetrando a Bruxelles e nelle capitali dell'Unione Europea.

Valls: l’estrema destra in Francia «può condurre alla guerra civile»

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